top of page

Armida Kim

Armida Kim nel ristorante Talozzi ad Anghiari.

Armida Kim nel ristorante Talozzi ad Anghiari.

Cinzia ha aperto con le figlie un ristorantino nel cuore di Anghiari, “Talozzi”, dove mi ha invitato a pranzo. La figlia Armida mi ha spiegato com’erano stati preparati i piatti che mi stava portando e la provenienza dei vari ingredienti. Dopo pranzo ho intervistato lei e la mamma. L’intervista con Armida si è svolta in inglese ed è stata trascritta da Mirella Alessio che ha poi tradotto in italiano la versione editata.

Sono nata a Sansepolcro nel 1993 e nei miei primi mesi di vita io e la mamma abbiamo abitato qui ad Anghiari, con i nonni. Poi siamo andate a Milano, dove allora lavorava il mio babbo, ma dopo tre anni siamo ritornate qui. Fino ai sedici-diciassette anni siamo vissute in centro, nella parte più antica di Anghiari, dove stavano i nonni e poi ci siamo trasferite in campagna.


Ho fatto le elementari e le medie ad Anghiari, ma poi per le superiori sono andata al liceo artistico a Sansepolcro che ha un indirizzo di design del tessuto. E adesso sto facendo una laurea triennale, un European Bachelor of Science in Design, sempre a Sansepolcro. Infatti… e qui è successa una cosa abbastanza divertente, perché quando ho finito le superiori, ho vinto una borsa di studio per un’università a Torino per studiare fashion design. E non so esattamente il perché, ma non ci sono andata… io sono molto diversa dalla mia famiglia, loro hanno viaggiato molto, e io… veramente, io volevo restare qua. In più, l’indirizzo che ho scelto è molto importante per questa zona.


Anghiari vuol dire molto per me. Adesso, tutti i giovani che conosco vogliono andarsene. E vogliono andarsene perché pensano che all’estero ci sia qualcosa in più, di più interessante o magari pagato meglio, o per motivi culturali o forse solo per andare a tante feste, divertirsi. Ma tutti quelli che conosco vogliono ritornare… dopo uno, due anni.


Vogliono tornare per la famiglia, sai, come per me, la famiglia è molto importante. Ma vogliono anche tornare magari per motivi stupidi, come il mangiare. E vogliono tornare perché gli manca quell’atmosfera che hanno a casa. Quindi molti vanno in una grande città e per sei mesi si danno alla pazza gioia, ma poi c’è troppo movimento per gente come noi, forse perché siamo gente di paese. Forse per quello molti adesso vanno in Australia, c’è meno caos. Ma dei miei amici che sono andati in Australia hanno poi avuto difficoltà a trovare il tipo di lavoro che volevano.


Non penso che i giovani partano per via del lavoro. I più è perché la famiglia è troppo chiusa (in italiano nell’intervista ndt) e vogliono essere più indipendenti e allora stanno via per sei mesi-un anno e poi ritornano. Se trovano un lavoro magari stanno perché guadagnano di più che in Italia, ma molti comunque vorrebbero tornare.


In realtà, io, come mi sento, non sono molto diversa da loro, ma sono diversa per quello che mi è successo nella vita. Per esempio, ho scelto di andare all’università qui. E contemporaneamente abbiamo aperto il ristorante qui, così ho scelto di aiutare la mia famiglia. Con il ristorante non è così facile uscire o andare all’estero. È diverso quando lavori in proprio e non per altri, magari è più duro, si fanno tante ore, ma c’è anche la soddisfazione di quello che fai.


Quando ho cominciato non ne sapevo molto di questo lavoro. La mia famiglia, loro hanno sempre avuto ristoranti, ma il mio settore, la moda, è molto diverso. Ma poi, alla fine, non è così diverso. C’è un rapporto tra la presentazione del piatto e il suo sapore, se è bello da vedere sarà anche buono da mangiare. È lo stesso con la moda, anche per un abito c’è una relazione fra quello che vedi e la sensazione che si prova a indossarlo. Infatti, tra cibo e moda c’è un legame molto stretto. Mia mamma mi ha insegnato a cucinare, lei fa tutti i piatti caldi e io tutti quelli freddi, mi piace che siano belli, che ci sia un senso di armonia.


Qualche volta è difficile lavorare con la mamma e in più, io e mia sorella abitiamo a casa, il che significa che siamo insieme tutto il giorno, tutti i giorni. Ma siccome siamo giovani, ci piace anche stare con gli amici e fare altre cose. E io ho altre cose da seguire – con i miei amici abbiamo un’associazione culturale e organizziamo concerti e poi c’è lo studio. E qualche volta è molto stressante. Anghiari, forse per la gente da fuori può sembrare tranquilla, ma quando tu lavori qui e vuoi costruire qualcosa, allora c’è molto da fare.


La mia associazione organizza eventi musicali durante tutto l’anno – vari tipi di musica. E ogni mese facciamo una jam session in uno studio, dove una volta c’era una scuola noi abbiamo costruito uno studio di registrazione. Alcuni del nostro gruppo insegnano musica alla scuola media qua e organizziamo eventi, non solo per i giovani, ma per tutte le età. La musica è un modo per far entrare in contatto le diverse generazioni. E io penso che in un paesino come Anghiari è facile avere questa mescolanza, più che in città dove gli eventi sono diretti ai gruppi d’età specifici.


La musica ci aiuta a passare il tempo insieme, che è importante perché persino in un posto come Anghiari, negli ultimi anni, ci sono stati dei cambiamenti nel modo in cui le generazioni si relazionano fra loro. Mia nonna, per esempio, mi racconta che una volta i giovani erano molto più in rapporto con le persone anziane. Adesso è più difficile comunicare con i giovani, anche per me che ho 24 anni, io trovo difficile comunicare con quelli di 16! Forse perché i social sono…penso che hanno cambiato la capacità dei giovani di parlare, di fare conversazione. Non parlano con i genitori, così non…non hanno contatti con persone più grandi di loro. Ma questo è molto importante! Io parlo molto con i miei nonni, perché loro possono… io, mi interessa molto la storia, ma non solo la storia che studi sui libri, ma la storia della gente comune… e loro possono insegnarmi molto.


La musica è importante per la storia e per la memoria. E c’è della musica che è senza tempo – adesso io vedo tanti giovani accostarsi alla musica classica. Per esempio, qua a luglio c’è un festival di musica classica il che è proprio bello, perché da Londra arriva un’orchestra di giovani che sta qua per due settimane e i giovani di Anghiari escono con loro, e poi vanno anche ai concerti. C’è anche un gruppo folk con cui io canto, teniamo vive le tradizioni, è un modo per imparare qualcosa di storia, ma non è noioso.


Per il momento sono felice di vivere qua, ho dei progetti, la mia laurea, e voglio fare delle cose qui, nel ristorante e con la mia associazione, allora un sacco di cose da… e ho tanti buoni amici.


Viaggio molto, ogni due anni faccio un lungo viaggio, ma come turista, non è come vivere all’estero. Sono stata nelle Filippine, in Tailandia, Corea, negli Stati Uniti, in un sacco di posti in Europa. Ho il mio modo di viaggiare, organizzo tutto io, ma non mi piace prenotare gli hotel. Compro solo il biglietto e poi quando sono là preferisco vivere con la gente del posto, così posso fare l’esperienza… anche se è solo per una settimana o due… cerco di vivere come una di loro. Il prossimo viaggio è Cuba, molto interessante, perché non sono mai stata in Sud America.


Creare relazioni è molto importante anche per il ristorante. Ci fa piacere mettere gli ospiti a loro agio e anche far incontrare la gente. Per esempio, quando qualcuno viene da solo, lo presentiamo e magari lo mettiamo al tavolo con altri, poi possono chiacchierare. Molte volte la gente viene da sola. Ieri, per esempio, sono arrivate due ragazze, un signore e un altro ragazzo e hanno mangiato tutti insieme. È molto divertente far incontrare la gente così, i clienti ci sono grati, ci ringraziano e qualche volta fanno persino amicizia e poi tornano di nuovo qui, insieme.


Il cibo fa incontrare la gente perché tu gli dai qualcosa di cui parlare mentre mangiano e bevono. Adesso un sacco di gente è interessata ai vini, fanno corsi, così vengono qua perché abbiamo una cantina fornita, per provare i nostri vini e per parlarne. Organizziamo anche serate “tandem”, cioè la conversazione passa dall’inglese all’italiano. E così vengono molti stranieri, inglesi, americani, vengono qui per parlare italiano e molti anghiaresi, italiani, vengono per parlare inglese.


Durante queste cene c’è un momento quando tutti parlano inglese e uno quando tutti parlano italiano, la gente cambia tavolo, giovani, vecchi. Qualcuno viene per migliorare l’inglese o l’italiano, qualcuno magari non sa parlare l’altra lingua, ma comunque si divertono tutti.

bottom of page