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Carlo Rossi

Carlo, 54 anni, è un artista. L’ho intervistato nel suo studio nel centro medievale di Anghiari, in una gelida giornata di gennaio. L’intervista, condotta in italiano, è stata poi trascritta e tradotta in inglese da Mirella Alessio e questa ne è una versione editata.

Praticamente…vivo nella casa dove sono nato, ancora vivo lì, dormo nel letto dove sono nato. Praticamente, dopo aver viaggiato tanto, sono tornato a casa ad abitare con i miei e quindi sono rimasto sempre con loro e ora ci sono io in quella casa e ci vivrò fino a quando non morirò.

La mamma, il babbo… Allora il babbo viene da un paesino che si chiama Il Carmine dove i suoi genitori facevano i sacrestani, erano quelli che badavano alla chiesa. Bellissimo il posto! La mamma invece è proprio di Anghiari e la sua famiglia abitava, sai dov’è la Bozia? in una casina su in cima, dove c’è quel ponticellino sopra la strada e loro abitavano lì. Poi, prima che io nascessi, sono venuti ad abitare nella casa dove vivo io adesso, la casa lì è stata fatta nei primi del ‘900, l’hanno proprio tirata su nei primi del ‘900 e mio nonno, mia nonna, la mia zia, mia mamma si sono spostati tutti in questa casa qua.

Io ho studiato prima all’Istituto d’Arte ad Anghiari, che c’è ancora. Poi sono andato a fare l’Accademia di Belle Arti a Urbino. Avevo una piccola casa sopra i tetti di Urbino, abitavo lì e, sotto di me, c’era un gruppo di studenti che facevano una sezione, sempre dell’Accademia, ma erano tutti americani che abitavano proprio sotto la mia casa. Quindi io sono entrato molto in relazione con questi ragazzi, ho iniziato a parlare l’inglese, le lingue, mi è scattata anche la molla, il discorso di viaggiare, di vedere, avendo contatti.

Finita la scuola, i miei amici sono venuti a stare da me, qui in Anghiari. Avevo un appartamento e sono stati per il Carnevale, li ho fatti partecipare alla vita del paese di Anghiari. Poi loro, quando ci dovevamo salutare per le vacanze, mi dissero: “Se vuoi venire, noi ti ospitiamo, un po’ l’uno, un po’ l’altro, negli Stati Uniti”. Allora ho iniziato a lavorare a Urbino, di notte, in una pasticceria, per fare un po’ di soldini, per il volo, per stare un po’ più tranquillo e allora ho lavorato un po’ lì, poi sono partito, sono andato negli Stati Uniti. E mi sono fermato. E avevo 21 anni.

Praticamente, ho abitato, come base fissa a NY, e abitavo nel Queens da un’amica carissima Elisabeth. E da lì, dopo un mese siamo partiti, abbiamo fatto questo viaggio con questo camper e le tende e abbiamo fatto questo lungo viaggio, perché è durato dei mesi, abbiamo fatto tutto: Niagara Falls, Chicago e siamo andati in California e abbiamo fatto tutti i parchi naturali, Yosemite. Poi sono tornato a NY e ho trovato un posto di lavoro come lettore di testi italiani all’università di Newport e guadagnavo anche bene. Soltanto che, dopo un anno, mi è ripresa la malattia di Anghiari, io me lo sognavo addirittura la notte. Sognavo i boschi della mia infanzia. Sognavo che andavo a cercare i funghi. Fin da piccolini ci insegnano queste cose: i funghi, le stagioni, il bosco. Qui, esci di qui, ci sono i boschi.

Ti posso raccontar di più di questo, sì. Con il mio babbo, fin da piccolo, mi ha sempre portato a pescare, a me mi aveva attaccato questa cosa fino da bambino, ma è una cosa familiare, perché tante famiglie andavano d’estate al Tevere, il Tevere era il nostro mare ad Anghiari, quindi tutti ci andavamo d’estate. In più, c’era anche la campagna, perché io avevo degli zii che abitavano in campagna, quindi a fare la vendemmia, a cogliere le olive quando c’era da fare l’olio, andare a cercare i funghi, che poi andare a cercare i funghi …

Qui i funghi, è una cosa molto particolare, fin da piccino, io conosco tutti i tipi di funghi.

I funghi è una cosa che… quando viene, i funghi, è come delle scintille ci sono nell’aria, tutti sanno che ci sono i funghi e allora tutti vanno a cercarli con i panieri. Tutte le famiglie vanno e si trova questi funghi, li mangiamo, si fa le cene, si mette sotto l’olio, si mangiano anche la stagione dopo, è diventato un rito.

Più che altro andavamo io, mio padre, e i miei fratelli, i miei cugini, anche la mia mamma ogni tanto veniva, però la mia mamma era un po’schizzinosa, aveva paura dei serpenti, però anche a lei piaceva. Mi ricordo ancora una volta si sentì urlare: “Oddio, ho trovato un fungo” urlava, la sentirono tutti, aveva trovato un fungo! Era felice che aveva trovato questo fungo! S’era messa a sedere a terra con questo fungo, lo abbracciava!

Poi, prima ne venivan tanti, adesso il clima è un po’ cambiato quindi ce ne sono meno.

Adesso vado un po’ meno, però quando sono in una situazione, in campagna, che so che è il momento che sono nati i funghi, mi fermo e vado a vedere se ci sono.

Tornando alla mia storia, a 23 anni, vivevo ad Anghiari, dopo il militare, ho iniziato a lavorare subito nei negozi di abbigliamento di alta qualità. Ho dovuto trovare, come tutti, un lavoro. Per 7 anni ho lavorato in uno di questi negozi ad Arezzo, un lavoro che comunque a me piaceva, era un negozio che aveva tutte marche molto famose, quindi una clientela abbastanza ricercata, un buon prodotto, un prodotto ricercato… E poi, dopo Arezzo, sono andato a lavorare in altri negozi a Roma, sempre di abbigliamento, in via del Corso.

Sono andato a Roma, me ne ero innamorato, ho avuto un grande amore per Roma. Ci ero andato un fine settimana per l’arte.. per l’arte, per i palazzi, per la storia, per la profondità in cui una persona entra quando entri nella storia. È una cosa meravigliosa.

A me piace tutta l’arte, più che il barocco mi piace molto il Rinascimento. Allora perché Roma e non Firenze? Perché Roma io la trovavo molto più calda come città, molto più calda la trovavo come città, Roma. I rapporti tra le persone erano più diretti, più veri. E, praticamente, quando io sono arrivato a Roma, io non conoscevo nessuno. Ma dopo una settimana, io già abitavo in un appartamento, abitavo in via Giulia, una parte di Roma stupenda, dietro la Farnesina. Era successo che avevo fatto amicizia con questo ragazzo pugliese che aveva questo appartamento in via Giulia, però lui viveva da un’altra parte e parlando a cena mi disse “Guarda, puoi stare lì fino a quando non l’affitto, puoi stare lì”. Io ci sono stato per un anno e mezzo e lui non mi chiedeva neanche un affitto. Sono stato in questo senso molto fortunato. Avevo iniziato ad avere rapporti di amicizia con diverse persone. E Roma, in questo, è molto aperta, è veramente una città aperta, come il film di Rossellini.

Roma è più aperta di Firenze, anche per Firenze io provo un amore, infatti ho lavorato dopo anche a Firenze. Roma è una città più calda, più … già più del sud. Firenze ha una spiccata… è una città vivace, cordiale però il toscano è più furbo, ha un altro modo di vedere le cose, un altro modo di pensare e, comunque, sono stato benissimo anche a Firenze, ho avuto gli amici a Firenze…

Ma, rispetto al resto della Toscana, Anghiari è già un’altra cosa. È un paese, non una città come Firenze, e anche se è un paese toscano, veramente toscano, però siamo al limite, in una posizione particolare, perché siamo ai confini fra Emilia Romagna, Marche e Umbria e quindi abbiamo assimilato un po’ anche tutto dal resto, dal resto delle popolazioni che ci vivono attorno.

Diciamo che siamo una parte della Toscana che è abbastanza riservata, cioè non siamo centrali, tipo il senese o la val d’Orcia, questi posti qui che sono un pochino più famosi. La Toscana lì è considerata la “propria” Toscana. La Toscana di Anghiari è una Toscana forse anche più caratteristica, perché, noi quando si cammina per Anghiari, tu vedi i panni stesi, la gente vive ad Anghiari, non è una cartolina. Molti posti ormai hanno perso il fascino della realtà. In parte è dovuto al fatto che Anghiari è abbastanza fuori dai percorsi, ora logicamente un pochino più, c’è la strada. Però un tempo sì, era un po’ distaccato da tutto quello che era il resto, diciamo un’isola felice.

Dopo Roma, io sono tornato ad abitare ad Anghiari perché un signore che aveva un negozio a Sansepolcro mi telefonò e mi offrì un lavoro e a quel punto io ero un po’ stanco della città. C’era troppo movimento, troppa confusione, e già ai tempi era meglio di adesso, ma comunque troppa confusione. Io poi ero fortunato perché io, per andare a lavorare a Roma, facevo la passeggiata, perché da via Giulia passavo da piazza Navona, Pantheon, via del Corso, cioè bellissimo! Una passeggiata, una cosa perfetta! Però mi iniziava a rimancare un po’ Anghiari.

Poi dopo, tornando a Sansepolcro, ho lavorato in questo negozio per diversi anni, 6/7 anni nel negozio Massi. E, praticamente sono rimasto… a quel punto ho trovato un appartamento in una casa in campagna a Sansepolcro, vicino a un fiume. Per me, mi sembrava una situazione che ci stavo bene, infatti sono stato molto bene e sono rimasto ad abitare lì per 6/7 anni. E tornavo sempre ad Anghiari, dai miei, c’era mio padre vivo, mia mamma viva, poi i fratelli sposati, quindi tornavo sempre. Poi dopo avevo aperto un mio negozio a Sansepolcro, ho aperto il mio negozio e l’ho tenuto per 12 anni, è andato abbastanza bene e poi dopo è iniziata un po’ la crisi e quindi ho preferito, prima che le cose diventassero troppo brutte, ho preferito chiudere. Ho continuato a lavorare nel settore dell’abbigliamento per alcuni anni e poi, a 52 anni, senza lavoro, ho smesso tutto per dedicarmi alla pittura.

Avevo già aperto un mio studio già da un anno e mezzo. Io ho sempre continuato a dipingere e praticamente il mio soggetto favorito è sempre stato Anghiari, perché Anghiari ha il mio cuore. È un posto che amo profondamente, io amo queste pietre, amo la strada dove cammino, mi dà… ogni spazio, ogni angolo mi ricorda il passato, l’infanzia, quando correvo da piccolino.

E Anghiari mi trovo molto bene con la gente, perché magari siamo molto, tra di noi, litigiosi, sì, sì, siamo abbastanza…però ci si vuole tutti bene, siamo un paese…La gente di Anghiari, noi siamo una popolazione che…, quello che io sto vivendo e quello che io ho vissuto, siamo una popolazione molto unita, sentiamo molto l’appartenenza proprio fisica e terrena a questa terra, a questo paese, a questa collina, proprio, siamo proprio legati. C’è questa cosa in comune tra gli anghiaresi perché amano proprio il paese. A differenza di tanti altri posti che la gente prende e va gli anghiaresi sono, noi si dice, campanilisti, molto.

Il campanilismo è quando tu provi un affetto grande per il posto in cui vivi, per le relazioni che tu hai comunque in questo posto, per le amicizie, che hai in questo posto.

Una delle ragioni è perché Anghiari è un po’ isolato, in fondo alla val Tiberina. E la locazione poi sulla collina… e poi non è molto vicino, attaccato ad altri paesi, come Sansepolcro, San Giustino... E poi c’è la struttura, la salita che viene su… le mura ... le mura, è una cosa molto importante che racchiudono… io credo.

Le mura hanno un effetto sul corpo, sulla comunità, sulla mente, perché danno un senso di protezione. Le mura erano una protezione vera e propria nel medioevo, per difendersi dai nemici, però queste mura ci proteggono ancora. Io sento le mura di Anghiari, le amo. Sai quante volte mi fermo, le tocco, sento le vibrazioni della roccia, perché dico, chissà che han visto, chissà nel passato… La vista fa un effetto proprio di respiro, di libertà. E apertura, c’è un senso di apertura, perché Anghiari è un paese molto aperto.

Di apertura e protezione. Perché proprio questo è il concetto: le mura che ti proteggono, davanti hai il mondo, perché hai visto il panorama? Davanti c’è una libertà incredibile, immensa. È un paesaggio ad Anghiari dalle mura che è unico, è proprio unico.

Le mura poi possono dare un senso di accoglimento, di dire: “Noi siamo qui dentro, però siamo anche aperti al mondo”. Perché tu considera che chiunque è venuto ad Anghiari è stato ben accetto, se si è comportato nel modo giusto, normale. E tutti si sono innamorati di questo paese.

E poi c’è questa strada dritta, da Anghiari fino a Salsepolcro, la vecchia strada dei Tarlati. E in linea diretta da Anghiari, in montagna, sopra Sansepolcro, c’è il convento di Montecasale. Tu sai che d’estate, quando c’è il solstizio d’estate e nasce il sole, c’è un raggio di sole che passa il convento e prende la strada dritta ad Anghiari. Se vai lassù la mattina, quando c’è l’alba e sorge il sole, c’è questo raggio che prende in pieno la strada, sembra una lama di fuoco.

Data la posizione in cima alla collina, ad Anghiari le grandi industrie sono poche. Anche in questo, secondo me, è stata una fortuna, perché il paese è potuto rimanere integro.

I commercianti hanno tutte le sue attività all’interno del paese, ma c’è chi lavora fuori, vanno via la mattina e tornano la sera.

Chi viene ad Anghiari, ritorna sempre. Se ne innamora. Io ho visto proprio tanta gente che magari è venuta d’estate, una volta o due, poi la rivedi, poi mi tornano a trovare, anche qui nel mio studio… Sì, tornano, ma addirittura c’è chi ha comprato casa qui, americani, inglesi, canadesi, molti abitano qui. Per gli abitanti e anche per gli stranieri, secondo me sì, è un’isola felice.

C’è un buonissimo rapporto tra gli abitanti e gli stranieri che sono venuti ad abitare ad Anghiari. Sono tutti felici, stanno tutti bene. C’è un’atmosfera particolare, è un po’ un paese magico. Vedi anche come nelle mie rappresentazioni di Anghiari, nelle mie pitture, c’è un po’ di favola, c’è un po’ di racconto, c’è il racconto di… nelle luci, vedi? Nelle luci, nei colori nella pietra di questo paese che è qui ormai da millenni, capito? per cui è, secondo me, un posto speciale, speciale e non è una cartolina, it is not a postcard, è una cosa reale, è vivo e questa è la cosa più importante.

E ora, un po’ della mia vita personale. Io vivo con il mio compagno, Armando, ci siamo conosciuti, siamo insieme ormai da 13 anni. È la mia vita, è veramente la mia vita.

Lui è di Città di Castello e lavora là ora. E ci siamo conosciuti e ci siamo iniziati a frequentare e lui, dopo una settimana, aveva già conosciuto la mia mamma e viveva a casa mia. Pensa una mentalità di una persona, la mia mamma era una persona molto aperta di mente.

È stata una storia un po’ particolare perché, quando lui è venuto ad abitare a casa mia, il suo babbo era ammalato, in ospedale. Ma sua mamma, il cuore non ha retto, è morta prima del marito. Il mio babbo era già morto, è morto nel 2000, io vivevo già solo, con la mia mamma. Durante questo periodo, dopo un anno, gli è morto il babbo e la mamma e lui è venuto ad abitare, ma già prima veniva quassù da noi, viveva quassù da noi. Poi dopo un anno si è ammalata la mia mamma, ha avuto una malattia che è durata 4 anni.

Io ho 2 fratelli più grandi di me e, praticamente, se non avessi avuto lui accanto sarebbe stato un problema grosso e invece mi è stato sempre vicino, era come un figlio per mia madre, uguale. E adesso siamo rimasti lì, siamo noi.

Sento la presenza dei miei genitori, in ogni momento sento… Sono felice, sono completamente felice. Sono felice perché vivo dove avrei sempre voluto vivere. Io ho il mio giardino, se vieni a casa mia mi farebbe molto piacere se vieni. E il mio giardino si trova proprio di fronte Anghiari sai dove c’è gasoline station? He is my brother, behind you see a garden, sotto il muro del viale e lì ho il lago, il laghetto con le carpe, la fontana, con tutte le statue, che il mio amico fa lo scultore, Armando si chiama, e abbiamo creato un posto bello.

L’orto ci ho provato 2 volte a farlo, ma non mi viene bene. O vengono gli insetti e mi mangiano tutto o vengono gli uccelli e mi mangiano tutto e quindi ho deciso che spendo meno ad andare dal verduraio a prendere la verdura e fatico anche di meno. E le verdure nei negozi sono buone. Infatti, la tendenza mia è di fare sempre le compere nel paese, nei negozi piccoli del paese, mai andare nei supermercati. C’è stata questa tendenza in Italia, ora per fortuna mi sembra che sia un po’ passata, di andare nei centri commerciali, tutta la famiglia, dalla mattina alla sera che ti mettono un’aria, che non è un’aria naturale dentro un centro commerciale. Nei piccoli negozi le verdure sono più fresche e poi tu acquisisci una relazione anche con chi ti vende l’insalata e tu quando vai a comprare, ti fa piacere andare a comprare.

Mi è appena venuta in mente una cosa importante della mia infanzia. La mia infanzia è stata molto caratterizzata dalle mie relazioni con i greci e la Grecia, perché in casa con me era venuto ad abitare, e avevano come adottato i miei genitori, un ragazzo greco che studiava con mio fratello più grande, che si chiamava Costantino.

E, praticamente, io, dall’età di 13 anni fino all’età di 18 anni -19, io ho sempre passato mesi e mesi, partivo a maggio tornavo ad ottobre, in Grecia. Quindi io ho iniziato a parlare la lingua, ho vissuto la Grecia vera, non tanto del mare e dei bagni, proprio la Grecia della montagna, delle pecore, della gente normale, dove ancora la gente si ricordava qualche parola di italiano che aveva imparato nella guerra. Quindi, per me, questa è stata una formazione molto importante, questi viaggi che facevo sempre in Grecia e il rapporto con un’altra famiglia che per me era anche diventata la mia famiglia. C’è stato questo scambio proprio, quasi di figli, capito? di relazioni importanti.

Purtroppo è successo che un giorno sono tornato a casa e mia mamma e ha detto che purtroppo Costantino aveva avuto un incidente ed era morto. E ancora ho relazioni, perché lui si era sposato e aveva avuto un figlio, quindi io ho sempre relazioni con loro.

Sì, sì, le nostre relazioni, per fortuna, continuano.

I wanted to say you that because it is very important.

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