Anghiari si racconta
Matteo Boncompagni

Matteo è il figlio di Simona. Questa intervista, che si è svolta in italiano, è stata trascritta e poi tradotta in inglese da Mirella Alessio. Questa ne è una versione editata.
Sono nato nel 1999 a Sansepolcro, perché ad Anghiari non c’è più l’ospedale… . Alle elementari e alle medie son stato qui ad Anghiari e adesso frequento il quarto anno dell’Istituto Alberghiero a Caprese, qui abbastanza vicino, ci vado infatti tutte le mattine, in pullman. Io sono nel settore ricevimento turistico, quindi le lingue sono abbastanza necessarie più che in cucina, che in sala.
Un sacco di ragazzi con le loro scuole vanno, un mese, due mesi, fino a sei mesi, all’estero. Per esempio, un mio amico è andato in Argentina, però c’è chi va in Francia, in Inghilterra, e lavorano lì. Anche nella mia scuola si dovrebbe fare il Progetto Erasmus, ma non siamo sicuri che venga passato il progetto, quindi c’è il rischio di non andare. Dove vorrei andare? A Londra, sarei abbastanza triste se questa cosa …
Praticamente, ci sono una professoressa di inglese che è madrelingua, viene da Londra e probabilmente con lei mi sono affezionato di più all’inglese e probabilmente è lei che mi ha spinto a fare l’esame del Trinity. È per lei, è grazie a lei che mi piacerebbe viaggiare, parlare inglese, interagire con tutte le persone che uno può incontrare in un viaggio che può durare un mese, che può durare due, potrei anche decidermi di staccarmi e andare.. Non è sicuro che faccia ciò che ho scelto a scuola, possono mettermi in sala, possono mettermi in un albergo, ma possono anche mettermi in cucina dove io non sono tanto capace.
Lei (indicando Simona) adora cucinare, io no.
Comunque, se succede, parto verso luglio, fino ad agosto, anche settembre, è tutto pagato, quindi loro pagano l’aereo, mi pagano la permanenza, il cibo, mi danno anche qualche soldo per lavorare, per il fatto che lavoro. Non sono mai stato a fare questi tipi di esperienza, Londra è 100-200 Anghiari. Io ho sempre vissuto qui con loro. Siamo stati con la scuola a visitare Barcellona, ma non ci siamo stati tanto, quindi non è come vivere lì, mentre invece vivere da solo, senza nessuno, senza loro (guardando verso Simona), senza nessuno. Per certi aspetti fa paura, però mi piacerebbe.
Per il futuro ci son due opzioni: la prima è rimanere qui, che il negozio va bene, perché ci sono le macchinette, perché c’è il caffè, siamo tutti qui, c’è il lavoro, comunque sia. Mentre la seconda sarebbe partire, andare, non so, a lavorare in un albergo, magari in Inghilterra, magari in America, magari in Australia, e…
Sarebbe difficile per me, perché io comunque sono molto attaccato a loro, mi piace Anghiari, è bellissimo, si sta bene, il tempo è giusto. Andare in un posto completamente diverso, con persone completamente diverse, che parlano una lingua diversa, che mangiano in un modo diverso, hanno tutte abitudini diverse dalle mie, è un bel salto.
Ma è importante perché è come i turisti che vengono qui e si mischiano con le nostre usanze, quindi uno impara come vivono gli altri, impara anche a convivere con persone con abitudini diverse. È fondamentale, secondo me, questa cosa, perché in un mondo come adesso non possiamo rimanere ognuno fissato su ciò che è la tradizione, bisogna espandersi, aprire la mente, espandersi al modo di pensare altrui, capire i punti di vista degli altri, la loro cucina, le religioni, anche se io non ci credo tanto alle religioni, però, comunque sia, bisogna comunque imparare a convivere. Bisognerebbe essere tutti più uniti e viaggiare è il modo più facile per farlo.
Secondo me, quando uno va, viaggia, non si deve soffermare a cercare tanto le persone con cui… cioè, se un italiano va a Londra non deve stare, beh, in parte sì, ma non solo, con gli italiani, perché altrimenti è come se stesse in Italia. Quindi, se io andassi a Londra, probabilmente non cercherei tanto la compagnia degli italiani, ma proverei con persone inglesi, o di altre culture, perché non ci sono solo inglesi, ci sono altri stranieri.
Fa una differenza quando si viaggia da soli perché sei obbligato con la lingua a parlarla, sei obbligato a impararla, sei obbligato a farti capire, è così che funziona. Come se lei adesso fosse qui con un’altra persona con cui ci parla sempre e non avesse la possibilità di parlare con noi, è come se lei fosse stata in Australia, a sto’ punto. Se parla con una persona australiana, puoi anche essere qui, guardi il posto, però non capisci, non conosci, per esempio, non saprebbe di noi adesso.
I miei amici, penso, restano tutti qui…perché non gli piace tanto parlare inglese, le lingue, preferiscono rimanere qui con le famiglie. La maggior parte non lavorano, perché gli amici hanno la mia età… ma c’è qualcuno che lavora in pizzeria, c’è qualcuno che lavora come cameriere. Però è presto, secondo me, per vedere chi vuole partire, anche perché non tutti fanno una scuola come la mia, aperta al turismo. C’è per esempio chi fa, qui ad Anghiari c’è l’istituto per l’elettronica e uno che si occupa di computer, cosa ne sa delle lingue, del viaggiare, dell’accoglienza dei turisti, dei contatti con le altre persone. Ma per esempio, un linguistico, fanno un sacco di viaggi. Poi ritornano e si scambiano, questi scambi culturali che dovrebbero essere abbastanza utili, non li ho mai fatti però dovrebbero essere utili.
Questo è uno dei 100 “Borghi più belli d’Italia”, il turismo potrebbe esser molto, ma molto migliore per le potenzialità che abbiamo e il turismo si limita a tre hotel, qualche agriturismo, e una zona per camper. Non c’è il treno, non passa il treno. Il turista è attratto dalla tranquillità, quello sì, però non puoi pensare che arrivino tanti turisti quando non metti pubblicità, quando non c’è un modo facile per arrivare… . C’è il pericolo che se ci fossero più trasporti la tranquillità ne perderebbe. Però ci sarebbe più apertura e a livello economico ci sarebbe più i negozi, che adesso ne risentono abbastanza. Adesso il turismo qui è morto, c’è d’estate, quasi solo d’estate, e anche d’estate non ce n’è così tanto. E adesso se uno fa un giro per Anghiari, sono tutti anghiaresi, mentre se vai in giro per qualche altra parte d’Italia dove c’è stato qualche investimento ci sono anche stranieri, in ogni momento dell’anno.
Qui si sta bene, si sta bene, quello non lo nego. Anghiari non ha niente da invidiare a nessun posto… a livello di bellezza, di storia.