Anghiari si racconta
Simona Boldrini

La famiglia di Simona ha il negozio, “Tutto di Boldrini” situato in un palazzo rinascimentale sulla via principale che dalla collina di Anghiari scende giù, attraversando tutta la valle tiberina, fino a Sansepolcro. “Tutto” è uno di quei negozietti dove, in Italia, si può veramente trovare di tutto ed è anche un vivace punto d‘incontro. Adesso che la mamma è, si fa per dire, “in pensione”, lo gestisce Simona. L’ho intervistata insieme al figlio Matteo nell’appartamento dove sto io, che è vicinissimo al negozio. L’intervista, condotta in italiano, è stata trascritta e tradotta in inglese da Mirella Alessio e questa ne è una versione editata.
Sono nata nel 1976 qui ad Anghiari e sono stata una tra le ultime nate che poi dopo hanno chiuso l’ospedale qui ad Anghiari. E la mia mamma ha sempre abitato ad Anghiari, il mio babbo uguale. Poi sono cresciuta a Carmine, al santuario del Carmine, dove sei venuta alla messa di Natale… la famiglia vive proprio lì, dietro al santuario.
Solo lì ho abitato, lassù con mio babbo, la mia mamma e un fratello fino a che avevo 22 anni. E poi dopo, sono qui ad Anghiari, al Campo della Fiera, quando dopo ho partorito a lui (indicando il figlio Matteo, seduto dall’altra parte del tavolo). Sono andata a scuola, venivo ad Anghiari alle elementari, poi le medie uguale ad Anghiari, le superiori a Città di Castello, segretaria di azienda, ho fatto cinque anni, analista contabile, c’era turismo e contabilità. Poi, intanto, lavoravo anche in negozio.
La famiglia ha avuto il negozio per 29 anni. E prima la mia mamma e il mio babbo lavoravano in fabbrica, la mia mamma le camicie ad Anghiari, Ingram, il mio babbo al Soldini. Poi nell’84 un gran incendio bruciò tutta la fabbrica e il mio babbo già aveva comprato il negozio, per fortuna, perché parecchi dovettero andare a lavorare a Capolona e tuttora vanno a lavorare ad Arezzo, lontano, si alzano alle 5 la mattina. E questo negozio fortunatamente è andato bene e ci si lavorava: io, mio fratello, la mia mamma e il mio babbo. Però per me non c’era tanto lavoro nel senso che tre persone bastava. Quindi io andavo a lavorare in pizzeria, venerdì, sabato e domenica, sì, mentre studiavo. Poi riscuotevo le assicurazioni a casa della gente e in più, dato che andavo in giro, facevo il volantinaggio casa per casa. E poi, nonostante tutto, vendevo pubblicità, articoli, gadget, penne, calendari per una ditta di Sansepolcro. Quindi facevo tutte queste cose dalla mattina alla sera. E poi niente, quando c’era bisogno qui in negozio, venivo in negozio.
Poi dopo sono rimasta incinta di lui, andavo ad aiutare anche mio marito che aveva una macelleria giù ai piedi di Anghiari. È giù, dov’è il bar, la stazione, l’antica macelleria. Mio marito sì, che adesso ora si è trasferito quassù, lavora con me, è quello lì (indicandolo dall’altra parte della strada). E ha lasciato al suo figliolo, era sposato, la prima moglie ha un figliolo che ha 22 anni, si chiama Lorenzo e gli ha lasciato la macelleria. E lui è venuto a lavorare con me, in negozio, da due-tre anni.
Tre anni fa ci siamo sposati, solo tre anni fa ci siamo sposati io e mio marito e lui (Matteo) mi ha accompagnato all’altare a me, in quella chiesa lassù al Carmine, il santuario. E poi siamo andati tutti e cinque a New York in viaggio di nozze: lui, il suo fratello, la piccola, Irene quella che ha dodici anni, mio marito e io, tutti e cinque a New York. Mio marito non volava, aveva paura, era 15-20 anni che non riprendeva l’aereo e mi ha detto “Se un giorno si va a New York riprendo l’aereo” e quindi siamo andati a NY. Bellissimo!
Abbiamo fatto altri viaggi, siamo andati quest’anno a Londra, con il camper siamo stati in Germania, Francia, Polonia, poi siamo andati su, lo sbarco in Normandia, l’Italia abbiamo girato parecchio, Romania. Io sono stata in Spagna, sono stata a Parigi l’anno scorso, mi è rimasta l’Australia! È il mio sogno!
Sono contenta di abitare qui ad Anghiari, sì, perché ancora è abbastanza tranquilla come città, come paesettino, si conosce tutti, quindi per me è bellissimo socializzare, salutare quello, quell’altro. Quando invece, io ho visto nelle grandi città, camminano con le cuffie, né ciao né buongiorno, nessuno che si saluta, nessuno che si incontra, nessuno che si guarda in faccia. Questo per me è moltissimo. Salve, ciao, buongiorno. Io quando sono sulla strada 10 macchine passano, 10 macchine che saluto perché è un continuo salutarsi, perché 5 mila abitanti, bene o male, con il negozio, con tutti i lavori che ho fatto, sono molto, ma molto conosciuta. È vero che è brutto nel paesettino perché tutti pettegoli, cioè fai una cosa e tutti ti dicono quello e quell’altro, però, sennò, secondo me, è bellissimo vivere in un paesettino piccolino così ancora, è bellissimo insomma.
Adesso tutta la famiglia abita a Carmine. Tutti mi aiutano in casa, che ne so, io oggi son tornata, l’acqua già che bolliva, chi prepara da mangiare, chi ha già apparecchiato, chi pulisce, chi rifà i letti, Matteo o Irene, no, c’è collaborazione in tutto e per tutto. Anche perché, poi abbiamo cani in casa, un cane, gatti, pesci, acquari, quindi c’è collaborazione in tutto, sono veramente molto bravi, non posso dire assolutamente niente.
Allora, non nego che mi piacerebbe che Matteo e Irene restassero qui, però che spic-cassero il volo, nel senso: “Mamma, io vado in Inghilterra, vado a Londra, vado in Australia, vado…” Vai perché vai. Perché è un’opportunità, per lui (Matteo) che sa le lingue. Poi magari tornano. A me sarebbe piaciuto viaggiare, cioè andare via lontano. È un’esperienza che loro si fanno, è un suo bagaglio che poi magari fra 10 anni, 15 anni potrà dire: “ Ho il curriculum, son stato, che ne so, in Australia, a Londra, in Inghilterra, 1 anno, 2 anni, 3 anni”, non solo per la lingua. Io mi sento ignorante, ignorantissima non sapendo l’inglese, non ho viaggiato, nel senso, vado e torno.
Penso che viaggiare può aiutare sicuramente con le opportunità di lavoro, se scegli di stare in negozio bene, ma se vuole altri lavori… serve una base, che ne so… magari un curriculum che è stato anche all’estero. Ma poi il lavoro non c’è, il lavoro non c’è, il lavoro non c’è. Però il costo della vita adesso è molto più alto di, diciamo 20 anni fa. Prima non c’erano i cellulari, non c’erano tante spese, che adesso ci sono, con le macchine, per esempio.
Il turismo se ci fosse ben venga, perché portano i soldi, nel senso, ben venga. Secondo me, positivo il turismo, una ventata di…molto positivo. Perché entra gente nuova, entra persone nuove, volti nuovi… gente che conosce, che porta turismo, poi magari parla con altre persone, vengono qua, altra gente che comprano case, che poi investono e anche perché il paese è bello, cioè Anghiari, secondo me, è una chicca.
Io delle volte ci penso ai tantissimi ragazzi vanno via, emigrano e poi ritornano, perché magari vanno in un posto, che ne so, a cogliere i pomodori e guadagnano 1000-1500 €, devono pagare l’affitto, luce, la casa, e poi tornano, nel senso, tasche vuote. Io dico, se uno va via e va a fare esperienza, è vero, però… Secondo me, pensano di trovare l’America, invece non si rendono conto che l’America è anche qui; che gli stessi pomodori che vanno a cogliere lontanissimo, magari li possono anche coglier qui. Mentre qui hanno la famiglia che, bene o male, gli dà da mangiare e da dormire. Quindi, ecco, è anche un po’ una moda, secondo me, di andare via all’estero.
Molti dei miei amici di quand’ero piccola al Carmine, tutti sono restati qui, hanno trovato lavoro, tutti qui, anche un buon lavoro: uno avvocato, uno contabile, uno idraulico, ha messo su una grossissima azienda.
Fortunatamente sì, il nostro negozio va bene, fortunatamente. La mamma è andata in pensione un anno fa, ma fa ancora tanto qui, lo so, anche per parlare con la gente, a un certo punto che devi staccare la spina perché psicologicamente… Io ho messo, stando in negozio, ho anche le macchinette per il caffè a casa della gente. Quindi io, il giorno quando chiudo il negozio, vado a distribuire il caffè oppure la gente mi viene lì a prendere le cialdine per il caffè poi magari vedono altre cose e le comprano. Quindi è tutto un giro, 600 macchinette a casa della gente, quindi un business di caffè, vendo 50 mila cialde al mese sono tantissime.
Sì, sì, c’è parecchia gente nel negozio. Adesso poi è il periodo più calmo, gennaio è un periodo tranquillo, febbraio-marzo iniziamo con le semine, con i fiori, con le piantine, sempre così. Per gli orti, iniziano patate, pomodori, insalata, tantissimo, e quindi mio marito è sempre via con il furgone oppure ce li portano di continuo, tutti i giorni, Arezzo, Montevarchi, le piantine sì, sono le cose più importante al negozio.
A casa abbiamo un orto grandissimo! (fa un disegnino di Carmine) Dietro la chiesa, qui c’è la casa, l’orto di questi signori qui, la mia mamma abita qui, c’è gli archi, c’è tutto il convento, la chiesa e una stradina… Il convento non c’è più, però qui c’era un convento di suore, con tutti gli archi e la casa della mia mamma è qui, qui c’è l’orto, di fronte all’orto, un pochino più in qua e c’è di fronte una strada che va giù, una discesa, quaggiù c’è un campo enorme grandissimo, questo è l’orto della mia mamma. Gli uliveti sono di fronte, tutti quegli uliveti che vedi quando uno arriva su sono della mia mamma, parecchi, sono 500.
La famiglia fa molte cose per la chiesa, per esempio il presepio, la mia mamma, Irene. Mia mamma, l’oliveto ha fatto, l’orto, tutto, il presepe, la mia mamma, sì… Si dedica tutti gli anni, la mia mamma lo fa, il presepe, la mia mamma, la mia zia, Irene. Vanno a prendere la borraccina, il verde del presepe, l’erba dai monti Rognosi e poi fanno le statuine.
E sono anche nel presepe vivente, c’è uno a Monterchi, io tutti gli anni, l’ho fatto anche io, io ero la moglie del re Magio; l’anno scorso sono rimasta bloccata con la schiena e quindi ho detto: “Quest’anno non lo faccio” però Irene lo fa e anche la mia mamma lo fa. Domani sera, se ci vuoi andare, ti vengo a prendere.