Andrea Calli


Ho intervistato Andrea nel negozio di mobili restaurati nel quartiere La Croce. Dopo siamo andati nella bottega che appartiene alla famiglia da tre generazioni, in fondo alla strada per Tavernelle.
Sono nato nel 1972 qui, ad Anghiari, quindi un anghiarese doc, mi definisco un anghiarese doc. Sono nato, posso dire, in una bottega di un artigiano, perché il mio babbo era già un antiquario e restauratore di mobili, come mio nonno e mio zio. Sì, mio padre prima lavorava qui, in questo negozio, dove io e mio fratello Giulio, che ha due anni più di me, adesso lavoriamo.
La casa della famiglia è in Anghiari, nel centro storico, proprio nelle mura, nel castello. Io sono andato a scuola a Anghiari dove c’è l’istituto d’arte che imparano anche a lavorare il legno e poi c’è la scuola superiore di specializzazione, proprio sul restauro. In quegli anni ancora la scuola era un istituto importante, adesso un po’ ha perso il suo prestigio.
Da piccolo vedevo il mio babbo che lavorava il legno e mi piaceva quello che riusciva a recuperare, perché il nostro in pratica è un artigianato creativo sì, ma è anche di conservazione, portare avanti nel tempo dei mobili antichi, dargli la possibilità di continuare, avere la sua funzione. Non c’è nessuna decisione, ci sono nato, poi appunto la scuola vicino a casa mia insegnava questo lavoro e quindi ho continuato questa strada.
I miei genitori abitano nella casa ancora dove sono nato io, nel centro storico, sì. Molte case vengono abbandonate…. Io stesso sono dovuto venire via perché fare i lavori è molto difficile, per burocrazia e altre cose. Bisogna incentivare i giovani a rimanere nel centro storico, con tutte le politiche possibili, bisogna incentivare, sennò si svuota. Mio fratello per fortuna sta ancora là, però ora la casa è un po’ troppo piccola con due bambini, speriamo decidano comunque di rimanere. Io abito fuori Anghiari, in zona Campo della Fiera, con mia moglie, Silvia, con due bambini, Francesco e Alessandro, di otto e sei anni.
Il futuro dei bambini?... Spero non in questo lavoro, perché c’è molti sacrifici da fare, perché abbiamo perso un po’, nella nostra società, la cultura dell’antichità, dell’apprezzare queste cose. Adesso molto anche per esigenze economiche, ma io penso più culturali. Ci affidiamo a grandi supermercati, a catene (non faccio nomi!) che a poco prezzo possono arredare la loro casa, quindi, adesso è un po’ più difficile questo lavoro.
Anghiaresi molti pochi che comprano i nostri mobili, devo dire, molti pochi, ma questo un po’ da sempre anche quando… forse perché ad Anghiari siamo anche molti antiquari. Il cliente principiale è dalla città. Per esempio, un industriale, una famiglia che compra una casa in campagna, ristruttura un casolare e allora lì piace mettere cose d’epoca. Mentre il nostro giovane che compra un appartamento ad Anghiari molto difficilmente lo arreda con mobili antichi… forse un pezzo o due lo può collocare, se magari ha una vecchia madia della nonna, allora quella la fa restaurare, sì.
Noi siamo conosciuti dappertutto in Italia, perché la famiglia Calli è stata, insieme alla famiglia Poggini, i primi antiquari, non solo in Anghiari, ma in Toscana. Abbiamo sempre venduto a Roma, Milano Napoli, in tutta Italia. Mio zio aveva clienti americani, abbiamo fatto molte spedizioni in America. E ora abbiamo clienti in Europa.
Ci sono cambiamenti, mode, ma penso che ritornerà il gusto per l’antico, perché è un valore, è una cosa importante, non può finire. Nel frattempo, noi ci adattiamo un po’ alle mode del periodo. Per esempio, magari non piace più il colore scuro del mobile, quindi noi… vede questo di legno antico scuro, un po’ rossiccio che magari non piace nell’arredamento moderno, quindi, l’abbiamo gessato e dipinto di bianco, abbiamo cambiato il piano, l’abbiamo fatto di pietra serena…, diciamo che l’abbiamo reso più moderno.
Provo a spiegare in modo semplice il nostro lavoro. Il ramo principale è il restauro, il restauro vuol dire prendere un oggetto antico, vecchio che nel tempo ha subito delle rotture…. I pezzi si trovano nel mercato antiquario oppure il privato, il cliente lo ha in casa sua e ce lo porta a noi a recuperare. Ecco noi lì, interveniamo, ricostruendo parti mancanti, magari con del legno antico, invece che nuovo, così non si altera la visione dell’oggetto. Una volta ricostruito, si passa alla ripulitura e poi gli facciamo una patina antica, sempre con tecniche vecchie. Magari ecco macchiamo il legno, la patina la rifacciamo con le terre, terra di Siena, usiamo della gommalacca, e poi le rifiniture normalmente sono a cera: questo è il classico restauro del mobile antico. Poi ci può essere degli interventi di ‘riqualifica’ la chiamo io, da un frammento riscostruiamo un altro oggetto, un telaio di una porta può diventare una libreria, un mobile di una camera può diventare un mobile per un bagno, una base per un lavandino… varie trasformazioni del mobile. Dopo facciamo degli interventi di ristrutturazione dei soffitti, con tecniche moderne, sulle travi. Il mobile cucina no, falegnameria non la facciamo. Più un oggetto, un frammento, ci progettiamo, ci costruiamo qualcosa, che può essere un piccolo mobile per la cucina oppure una libreria per un salotto, una testata per un letto con un frammento… questo sì.
C’è stato un periodo, dove c’era molta crisi, non solo ad Anghiari, ma in tutta Italia, economica, devo dire che gli stranieri ci hanno aiutato molto a noi, nel nostro settore perché hanno comprato case, hanno ristrutturato e quindi di conseguenza le nostre ditte di Anghiari hanno lavorato. Infatti, una realtà come Anghiari sente molto meno la crisi economica europea, mondiale, abbiamo questa fortuna. Faccio, un esempio: Città di Castello, c’è stato un boom sul restauro del mobile, vengono aperte molte ditte, 60-100 ditte, 20-30 anni fa. Arrivata la crisi a Città di Castello, grande città, non vocata al turismo come Anghiari, sono chiuse quasi tutte. In Anghiari invece ci siamo un po’ salvati.
Lo straniero un po’ ha salvato Anghiari. Ma non vorrei che diventasse Anghiari una città tipo Cortona, solo di turisti. Perché solo il turismo potrebbe sciupare il nostro paese che è rimasto come, non nel medioevo, però ha questo sapore di medioevo. È importante che il paese viva ancora di rapporti tra i cittadini, se fosse solo zona di vacanze, che d’inverno si svuota, non va bene.
Gli stranieri che vengono qui si sono anche integrati bene, noi siamo una popolazione abbastanza vivace. Non tutti la pensano come me, c’è chi non piace che d’estate ci sia dei concerti tipo Southbank, pensano loro che dia fastidio il rumore, vogliono dormire, vogliono stare in pace, però è limitato questo pensiero, comunque sia non è il mio.
Cosa c’è di speciale in Anghiari? È il mio paese natale, ha tutto di speciale, ci sono nato qui, sono particolarmente legato, qui c’è poco da dire, è la mia vita. Non è che non sono mai uscito da Anghiari… mi piace proprio la vivibilità del paese, il modo di vivere che è tranquillo, non quella corsa frenetica che troviamo nelle città.
Devo dire che ho avuto la fortuna di avere dei genitori che mi hanno portato in giro per tutta Europa, le città più importanti e meno importanti ne ho viste molte. Siamo stati a Monaco, Parigi, Amsterdam, un po’ in tutta Europa, in Normandia, sempre seguiti a un filo di arte. Fin da piccolo i miei genitori mi hanno portato in montagna, nel nord Italia più che al mare. Mi piace ancora andare in montagna, anche se mi piace anche andare al mare. Adesso viaggiamo un po’ meno, perché ci sono i bambini, un po’ per ristrettezze economiche, ce la caviamo, qualcosa facciamo magari in Italia, Roma, varie città Venezia. Ci interessano i monumenti, architettura, l’arte.
Il legame con Anghiari è forte, è stretto, di sangue, così come ho un legame molto stretto con questo lavoro, anche questo è un legame. Mio nonno mi diceva sempre che ‘abbiamo allevato i nostri figli in un cassetto di un comò’. Adesso noi abbiamo le carrozzine, ma loro aprivano un cassetto della camera da letto e mettevano il bambino dentro il cassetto con una coperta, come in una culla. Noi conosciamo il mobile fin dalla nascita.


Ho intervistato Andrea nel negozio di mobili restaurati nel quartiere La Croce. Dopo siamo andati nella bottega che appartiene alla famiglia da tre generazioni, in fondo alla strada per Tavernelle.
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Andrea Calli