Ann Game è una donna piccola, minuta, con una luce particolare negli occhi: una gaiezza, una benevolenza che attirano al primo sguardo. Ed è così, credo, che si è fatta strada nel cuore di tante persone, conquistandone la fiducia e inducendole a raccontare di sé, del loro essere “anghiaresi” di nascita o di adozione.
Un lavoro paziente, iniziato nel 2016. Una raccolta di interviste – visionabili anche sul sito livinginrelation.com – che un poco alla volta sono andate a formare questo “ritratto di Anghiari”, una bellissima presentazione del borgo e della vita che vi si conduce.
Tante voci, di tante persone diverse per età ed esperienze, che hanno in comune l’amore per questo paese e per i suoi luoghi, il sentimento di un’appartenenza che ha radici lontane, in un’epoca in cui tutto era più semplice e quindi più facilmente comprensibile. Voci che testimoniano proprio il cambiamento, la trasformazione che un luogo subisce nel tempo, conservandone però la memoria più profonda.
Non sempre questo avviene. Quanti luoghi stravolti dalla modernizzazione ci è capitato di vedere o di visitare, o anche di abitare… Per questo, forse, arrivando ad Anghiari si viene colpiti dall’aria che vi si respira, dall’atmosfera che pervade le strade, le piazze, i palazzi, le pietre. Scorci che catturano l’occhio, la natura che s’insinua sotto forma di nuvole, alberi, vasi fioriti. Lo sguardo attratto dal lungo rettilineo che scende verso la Val Tiberina e Sansepolcro e si inoltra nella pianura, fino alle montagne che ne sono lo sfondo. C’è un senso di ampiezza che altrove non esiste.
Vivere in un borgo, oggi, è una scelta coraggiosa. Nelle testimonianze di questo libro, infatti, vengono evidenziati anche i lati negativi, legati in parte alle relazioni, in parte allo spopolamento. La vicinanza crea comunità, ma riduce la privacy a cui la modernità ci ha abituati (almeno come concetto, perché di fatto siamo continuamente “invasi”). Le attività artigianali, frutto di sapienza e perizia, decrescono spodestate dalle produzioni su larga scala. Le botteghe faticano a contrastare i centri commerciali. I giovani desiderano andarsene.
Ma, nella maggior parte, ritornano. Perché ritornano? Perché dopo aver visto tanto altro, possono fare il confronto e scegliere; scelgono i valori, l’affettività che una piccola comunità è in grado di offrire. Il contadino e il pastore di un tempo non potevano scegliere; erano legati, proprio fisicamente, alla terra e agli animali, e conoscendo poco del resto del mondo si sentivano obbligati a una vita dura e di sacrificio.
Indubbiamente il progresso, oltre a indurre tanti bisogni superflui, ha anche favorito l’apertura della mente, l’accesso a esperienze di vita formative, per esempio il viaggiare. Quindi se prima potevano esserci dei limiti dovuti all’arretratezza, oggi quei limiti non ci sono più.
Probabilmente ci troviamo in una fase storica in cui le persone cominciano a fare i loro conti: bello lo sviluppo, la tecnologia, l’offerta di tanti beni di consumo; ma a fronte dello scotto che dobbiamo pagare per questo, l’accoglienza che un borgo o un paese possono offrire risulta più attraente e, alla fine, più solida di tutte le promesse del mercato.
In una piccola comunità le relazioni umane sono facilitate: ci si incontra, ci si saluta, si scambiano due parole; se si ha bisogno di aiuto, c’è qualcuno disposto a offrirlo; se c’è una festa o un evento, sembra di essere in famiglia. Così le persone si affezionano ai vicini e al luogo, si sentono protette e proprio per questo possono aprirsi agli altri.
Di questa accoglienza Anghiari ha fatto il suo fiore all’occhiello. Chi viene da fuori non apprezza solo la bellezza del posto, ma anche i modi delle persone e le iniziative culturali, prova che non abbiamo bisogno di “cose” nella nostra vita, ma di calore umano, di esperienze formative e di bellezza.
Anghiari accoglie i forestieri e gli stranieri, i quali spesso decidono di rimanere, comprano casa e si integrano alla gente del posto. Anghiari dà vita a concerti, premi letterari, mostre di antiquariato. Ha un teatro, un museo. Ha la Libera Università dell’Autobiografia che coltiva e incoraggia le pratiche della memoria. Quindi è un terreno fertile per l’incontro e per lo scambio, che sono esigenze proprie dell’essere umano.
Si può concludere che l’aspetto che riassume e contiene le tante virtù di Anghiari, e lo rende un posto così speciale, è la cura: cura del luogo, delle persone, delle relazioni umane e familiari. Cura delle arti, della cultura e del territorio.
Tutto questo nasce anche dall’amor proprio, dal desiderio di essere persone di buona volontà, capaci e operose. Ognuno si ingegna come può per creare il proprio benessere, ma sempre tenendo conto degli altri, facendolo anche per gli altri, in un circuito virtuoso che speriamo non venga mai meno.
Un “grazie” ad Ann Game che, straniera, ha saputo guardare nel cuore di Anghiari e ci ha restituito questo prezioso documento.
di Patrizia Petrosini