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Benedetta Spadaccini

Benedetta è la direttrice del Museo della Battaglia temporaneamente chiuso per lavori. L’ho intervistata nel suo ufficio all’ultimo piano del palazzo.

Sono nata nel 1982 a Reggio Emilia dove sono cresciuta e fatto le scuole superiori. L’Università invece l’ho fatta a Parma, dove mi sono laureata in Conservazione dei Beni Culturali. Successivamente, nel 2006, mi sono trasferita a Milano per fare la Scuola di archivistica e paleografia diplomatica dell’Archivio di Stato. Contemporaneamente frequentavo la Scuola triennale di Specializzazione per i beni storico-artistici all’Università Statale, durante la quale ho iniziato a specializzarmi nel campo della grafica, disegni e stampe antichi dalla metà del ’400 ai primi dell’Ottocento.

In quegli anni ho iniziato a collaborare con la Biblioteca Ambrosiana di Milano come assistente del conservatore dei disegni e delle stampe. Poi sono diventata la più giovane e la prima donna nominata Dottore Aggregato, quando il Collegio dei Dottori aveva deciso di inserire dei laici che li aiutassero nelle ricerche e nella gestione del patrimonio. Nel 2012 sono stata a Londra come Bloomberg Fellowship per il British Museum, negli anni successivi ho vinto altre borse di studio in Italia. Parallelamente ho collaborato con alcuni musei e università negli Stati Uniti, alcune di queste collaborazioni continuano ancora oggi.

Nel 2017 ho ottenuto il mio PhD in Storia dell’Arte all’Università di Ca’ Foscari a Venezia-IUAV-Università degli Studi di Verona, con una tesi dedicata alle cosiddette ‘stampe che imitano i disegni’. È un particolare fenomeno che si diffonde a partire dalla metà del ’600 fino all’inizio dell’’800, quando vengono sostituite dalla fotografia. Imitavano i disegni degli antichi maestri e servivano a diffondere le creazioni dei grandi maestri. Mentre continuavo a vivere a Milano, viaggiavo spesso in Italia, in Europa e negli Stati Uniti. Tra gli ultimi importanti progetti nel 2020 ho vinto con la Biblioteca degli Intronati di Siena un Getty Paper Project.

Sono arrivata qui ad Anghiari 2 anni fa, nell’estate del 2022. Sono stata chiamata dalla Soprintendenza di Siena, Arezzo, Grosseto perché l’allora direttore del Museo della Battaglia, Gabriele Mazzi, cercava una persona per catalogare le 218 stampe della collezione. Ad Anghiari non ero mai stata, da Milano dopo cinque ore di viaggio arrivo ad Anghiari e in meno di cinque minuti me ne innamoro. Era agosto, faceva molto caldo, però ad Anghiari - grazie all’aria della valle e alle numerose zone d’ombra - le elevate temperature erano sopportabili. Mi sono fermata per una decina di giorni a catalogare le stampe. Mi ero trovata molto bene anche con Gabriele, uno studioso molto bravo, e siamo sempre rimasti in ottimi rapporti.

Da Milano dopo tre mesi mi hanno richiamata per fare una mostra nel marzo 2023 dedicata alle raffigurazioni di donne nelle stampe. La mostra si intitolava ‘Storie di donne’ e ho selezionato incisioni che raffiguravano Eva, la Vergine, o altre figure femminili importanti come Cleopatra e Medea, fino all’Olympia di Manet; una selezione che comprendeva opere dalla metà del Quattrocento alla fine dell’Ottocento. A febbraio di quest’anno è uscito un bando del Comune di Anghiari in cui cercavano il nuovo direttore del museo perché l’ex direttore era andato a lavorare negli uffici della Regione Toscana. Dal 18 marzo ho iniziato a lavorare come direttrice del museo.

Dopodiché nella mia vita privata… sono fidanzata dal 2019 con Daniele Rossi; dopo pochi mesi dall’inizio della nostra relazione siamo andati a vivere insieme, era il tempo dei lockdown…. Lui è di Milano, ma si era stancato di viverci e voleva andare via, io subito no, poi quando ho scoperto Anghiari ho detto ‘Guarda che forse c’è un posto che mi potrebbe portare via da Milano’. Quindi alla prima occasione l’ho portato ad Anghiari e anche a lui è piaciuto molto. Poi siamo venuti qui con dei nostri amici e l’abbiamo suggerito ad altri come meta di vacanza. Circa un anno fa abbiamo iniziato a fantasticare sull’idea di trasferirci qui, ma la difficoltà era ovviamente il lavoro, ed era però un bel pensiero da fare, un progetto. E poi il lavoro qui è arrivato!

Daniele fa il grafico quindi lavora da casa, i suoi clienti sono principalmente a Milano dove torniamo il meno possibile. Al momento non pensiamo di comprare una casa qui perché il mio incarico è solamente di un anno. Abbiamo scelto di stare in una casa nel centro storico perché è la parte più affascinante, ci piace molto, abbiamo la vista sulla valle e in 15 secondi sono al lavoro. I primi tempi, abituata a Milano dove ci impiegavo almeno mezz’ora per raggiungere un posto, facevo la stessa cosa e aspettavo, aspettavo, aspettavo! Adesso ho imparato che posso uscire di casa due minuti prima dell’orario dell’appuntamento!

In questi mesi il museo è un cantiere, perché l’anno scorso l’ex direttore aveva vinto un progetto PNRR del Ministero della Cultura per l’accessibilità delle barriere architettoniche e cognitive. Abbiamo installato l’ascensore e due rampe; stiamo lavorando al nuovo sito Internet dove oltre a tutto il database, le opere conservate saranno presentate con testi in comunicazione aumentativa, easy to read, e audio. In più, c’è un bellissimo progetto con l’Unione Italiana Ciechi di Arezzo e ci saranno le mappe tattili, un volume e le didascalie delle opere saranno in braille.

Ci saranno dei cambiamenti che non posso dire ora, aspettatevi tante sorprese!

La collaborazione tra la LUA (Libera Università dell’Autobiografia) e il museo risale a diversi anni fa e continua tuttora, la mia intenzione è di continuare a collaborare con loro, perché la LUA è un’istituzione importantissima per Anghiari.

Anghiari è un paese speciale che ha avuto personalità speciali come don Nilo Conti, che per la cultura, e non solo, ha fatto tantissimo; ad esempio: è stata sua l’idea di aprire il museo di palazzo Taglieschi e anche questo museo che poi ha aperto tra il 2007 e il 2009. Se consideri che un Comune di meno di seimila abitanti ha tre musei… è qualcosa di raro! Qua c’è un forte senso della comunità, ci sono tante persone che sono molto attive e mantengono viva la vita culturale del paese. Ogni giorno ci sono eventi che valorizzano il territorio: un balletto, uno spettacolo teatrale o un piccolo trekking sulle colline.

Se ci fosse lavoro qui vorrei restare senza dubbio. Poche sono le cose che mi mancano di Milano. Credo che il soggiorno qui mi stia portando a un arricchimento sia dal punto di vista personale che professionale. Il mio compagno si sente proprio a casa, siamo molto meno nervosi, più rilassati, qui la qualità della vita è migliore, almeno la nostra. Molti amici sono venuti a trovarci e adesso che è più facile lavorare da casa alcuni vorrebbero cambiare vita e trasferirsi qui.

Vorrei far parte della comunità, ancora non conosco tutti, sono qua da meno di due mesi, però mi sento a mio agio. Appena posso vado a fare un giro in piazza. Per me quello che sto facendo è il lavoro più bello del mondo, mi sembra di essere in vacanza anche se lavoro 12-14 ore al giorno. Sono in un posto stupendo che mi piace molto e le persone che ho conosciuto qui mi stanno aiutando molto ad adattarmi.

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Benedetta è la direttrice del Museo della Battaglia temporaneamente chiuso per lavori. L’ho intervistata nel suo ufficio all’ultimo piano del palazzo.

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Benedetta Spadaccini

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