Daniele Cavallotti


Ho intervisto Daniele nell’appartamento dove stavo in Corso Matteotti, una delle proprietà di cui lui si occupa. Ho visto con che impegno Daniele svolge il suo lavoro.
Sono nato, a Pavia, nel 1969, quindi quest’anno compio 50 anni e questa è una cosa che mi fa riflettere. I miei genitori…penso a loro spesso. Mio padre era una persona di origini modeste, ha cominciato a lavorare in banca a 17 anni e, 40 anni dopo, era vice-direttore della filiale. Ha fatto una notevole carriera perché era una persona con un certo talento e …che amava la gente, mandavano lui quando aprivano una nuova sede. Mia madre era una casalinga, ma aveva lavorato con successo come segretaria in una ditta molto innovativa che produceva autoclavi. Quando sono nati i bambini aveva deciso di stare a casa e fare la mamma. Eravamo in tre, vicini d’età, io sono il più grande, poi mio fratello, un anno più giovane e mia sorella che ha quattro anni meno di me.
Ora, la storia della famiglia… c’era questa specie di nuvola che incombeva, perché mia madre aveva una sorella maggiore, gravemente disabile che, negli anni ’50, venne messa in una casa di cura, perché non potevano prendersi cura di lei a casa e in quegli anni c’era uno stigma. Questa sorella sopravvisse a mia madre, rimase 70 anni in una casa di cura… era un bel posto, non era un manicomio. Ma questa situazione provò profondamente mia madre che, dall’età di dodici anni fino a un paio d’anni prima della sua morte, andò a trovarla ogni sabato. Anch’io quando potevo ci andavo.
La mia relazione con mio padre è migliorata con gli anni. Lui poteva essere severo: ‘No, devi studiare… Perché ci vai?’ ma era anche affettuoso. Lui decise di rimanere in banca finché noi non avessimo tutti un lavoro, anche se negli ultimi anni l’atmosfera lavorativa era completamente cambiata, privatizzazioni e fusioni, non era più la banca locale che forniva un servizio alla comunità.
Quando è andato in pensione, ha cominciato a fare volontariato, era il tipo di persona con un senso del dovere, non gli piaceva stare senza far niente. A Pavia c’è un ospedale molto importante, la gente viene da tutta Italia e dall’estero. Spesso i parenti hanno bisogno di un posto dove alloggiare, e anche i pazienti quando sono dimessi dall’ospedale. Queste persone, spesso ci si approfittava di loro, così, nell’anno del giubileo, il Comune aprì un ostello e un’associazione per alloggiare gli ospiti e mio padre lavorò per loro. Mia madre era preoccupata perché c’erano pazienti molto piccoli, era emotivamente impegnativo. Mio padre era molto bravo con i bambini, perché gli piaceva giocare…. E io ricordo questo bambino che era stato ricoverato per una leucemia, che poi ritornò e morì. Mio padre era sconvolto perché aveva passato molto tempo con la famiglia e il piccolo.
Mio padre è morto nel 2004 di cancro ai polmoni, aveva fumato da quando aveva dodici anni, ma poi aveva smesso 10 anni prima di ammalarsi. Gli fu diagnosticato il tumore e dopo quattro mesi se n’è andato. Per noi è stato un periodo molto difficile. Siamo riusciti a portarlo a casa, è morto a casa, con tutta la sua famiglia e le sue cose intorno a lui. Io ero molto commosso dalle manifestazioni di dolore della gente. Ricordo uno dei suoi colleghi scoppiare a piangere e un altro dirmi: ‘Tuo padre per me è stato un maestro, un esempio’. La chiesa era molto affollata.
Mia madre si ammalò nel 1984 di una forma grave di epatite C e aveva bisogno di trattamenti pesanti di tanto in tanto. Si riprendeva e poi aveva delle ricadute. Ma lei era una donna molto forte e voleva essere completamente autonoma. Sì, anche lei è morta a casa. È morta nel 2015, a 75 anni. Io ho vissuto con lei negli ultimi anni, perché avevo trovato un lavoro a Milano. All’epoca ero sposato con Elisa e abitavo ad Anghiari, così stavo a Pavia con mia madre durante la settimana e facevo il pendolare. Tutto quel viaggiare è stato difficile, ma alla fine, la cosa più importante era che sono stato con mia madre durante quel periodo. Quando è morta è stata quasi una sorpresa, anche se eravamo preparati perché aveva una condizione seria, ma uno continua a pensare… che lei stesse bene. Probabilmente lei ha aiutato me più di quanto non abbia fatto io, le piaceva prendersi cura di me quando stavo là.
Torniamo alla mia infanzia. Sono andato alle elementari dai Salesiani, dalle suore, che sono state molto importanti per me. Per i miei genitori era un sacrificio economico, ma si era negli anni ’70, un periodo di disordini in Italia, e loro volevano un ambiente protetto per me. I Salesiani erano molto moderni nella loro educazione… anche se erano cattolici, non erano di mente ristretta. Era un’educazione aperta, con molte opportunità e diverse attività… ci hanno fatto vedere dei film prima che in altre scuole in Italia. La cosa più importante della scuola è che lì ho incontrato Andrea che è ancora il mio migliore amico. E io sono ancora in contatto con la mia maestra, suor Diana. È andata in pensione e sta a Novara.
Il passaggio alle medie in una scuola pubblica è stato piuttosto difficile perché c’erano dei bulli, io non mi trovavo bene, ero socialmente goffo. Poi sono andato al liceo classico, dove le materie principali erano greco, latino, un’educazione classica. Io ero uno studente bravo, ma non sempre diligente…. Alla fine, sono andato abbastanza bene. Un’esperienza formativa a quell’epoca sono stati gli Scout. Sono entrato come lupetto e ci sono rimasto fino a quando avevo 19 anni. (Mio fratello ci è rimasto fino a quando aveva 30 anni come capo.) Io ho stretto delle amicizie che sono rimaste fino a oggi, mi ha trasmesso un senso del dovere e l’idea dell’importanza di aiutare gli altri.
Un’altra passione che avevo da giovane era il rugby. Ho cominciato a giocare a 16 anni e ho smesso a 30. Anche se mi ha dato fiducia in me stesso e occasioni di fare amicizie, c’erano altre cose che non erano così positive… passavo tutto il tempo con la squadra di rugby… probabilmente una cosa tipica della mia vita è che ho una forte passione per un lungo periodo e poi, a un certo punto, sento che non fa più per me e l’abbandono. E poi ero in Amnesty International, questo è stato molto importante per me, per molti anni.
Ho studiato Legge all’università di Pavia che fa parte del gruppo di Coimbra, il gruppo delle 50 università più antiche in Europa. Ho scelto Legge perché pensavo di diventare un magistrato. Probabilmente non era la strada giusta per me, in Italia, il modo di studiare legge è estremamente teorico, ti preparano per la carriera universitaria, non impari cosa fa un avvocato o un giudice.
Ho praticato legge per un anno. Poi ho cambiato obiettivo e ho fatto un corso di diritto europeo, finanziato dalla regione e ho cominciato a lavorare in una società partecipata, pubblica/privata che aiutava i piccoli imprenditori. In relazione a questo lavoro ho cominciato a studiare inglese e ho fatto uno stage a Manchester e poi è diventato una passione per me, mi ha aperto un mondo. Ho continuato a lavorare in questo campo per oltre dieci anni, principalmente per BIC (Business Innovation Centre) un network europeo che sostiene lo sviluppo di imprese con l’aiuto di fondi europei. Un progetto era diretto agli artigiani per prepararli a presentare i loro servizi a grandi industrie, un lavoro di consulenza che ottenne alcuni buoni risultati e fu apprezzato dalle regioni coinvolte.
A Pavia avevo un appartamento dove abitavo da solo. Il lavoro andava bene, avevo alcuni progetti importanti, c’era Amnesty, un po’ di rugby, ho fatto dei viaggi in America, Sud Africa, Zambia. Ma a questo punto non ero veramente soddisfatto della mia vita personale. Avevo ottimi amici, ma nessuna relazione stabile. Ho cominciato con la fotografia che è diventata un’altra passione, abbastanza con buoni risultati, e qualche volta ho venduto delle foto. Ma ero in una specie di limbo, ho provato con la meditazione, lo yoga, ero interessato a qualcosa di spirituale e pensavo di ritornare in chiesa.
E poi c’è stato questo evento molto traumatico che ha avuto un fortissimo impatto su di me. Era il 2008. Ho avuto un incidente d’auto molto grave in cui mi sono malamente fratturato le anche e ho avuto un’embolia. Sono stato per un lungo periodo in ospedale. È stato un incidente stupido, erano le due di notte e ho mancato di un soffio un’auto che veniva dalla direzione opposta. Ci furono grandi manifestazioni di sostegno, molti vennero a trovarmi e mio fratello e il mio migliore amico Andrea, che è un medico, fecero in modo che andassi nel migliore posto possibile. Ci sono voluti sei mesi di riabilitazione ma ha portato un grande cambiamento in me. Ero diventato più calmo, più sereno, più fiducioso che potevo affrontare una situazione difficile, forse ero più forte di quanto non avessi pensato. E ero sicuro di essere apprezzato, amato, ero commosso da quanta gente mi telefonava e diceva ‘Prego per te’. Ma la parte più importante di questa esperienza è stata Elisa…
Avevo già incontrato Elisa un paio di anni prima, perché era amica di una ragazza che conoscevo che lavorava a un progetto europeo sulle economie eque e sostenibili. Elisa era venuta con la sua amica all’assemblea generale dell’associazione a Milano. Mi era proprio piaciuta ma lei non era così interessata a me. Ci parlavamo di tanto in tanto e ci incontravamo quando lei veniva a trovare la sua amica.
Dopo l’incidente, l’ho sentita e abbiamo riallacciato i contatti. Lei notò che c’era qualcosa di diverso in me, che ero più calmo. La distrazione è uno dei miei peggiori difetti e Elisa, che è incredibilmente brava con le persone, è riuscita a leggerlo in me. Lei mi conosce molto bene! E così abbiamo cominciato a chiacchierare per telefono e poi sono venuto ad Anghiari. Mi ricordo che era il primo maggio 2009, ricordo Anghiari con tutti i negozi. Ho incontrato brevemente i suoi genitori e altri membri della sua famiglia. Così abbiamo cominciato a frequentarci ma ci è voluto molto tempo, lei non voleva un fidanzato ufficiale, era prudente… per mesi mi ha presentato alla gente come ‘il mio amico Daniele’. Comunque, è venuta abbastanza presto a Pavia e ha incontrato mia madre.
C’è stata una cosa particolarmente importante che noi consideriamo come una specie di segno, ci ha avvicinati. Prima dell’incidente avevo passato qualche giorno a fare foto in una comunità che si chiama Nocetum, gestita dalle suore, alla periferia di Milano. È un gruppo spirituale con una piccola chiesa, hanno trasformato una fattoria abbandonata in un centro per donne e bambini che hanno bisogno di un rifugio. Sono persone molto brave che fanno cose fantastiche. Sono rimasto in contatto con loro dopo che mi ero rimesso. Dopo l’incidente stavo ancora pensando alla fede, ai miei dubbi e al desiderio di ritornare a farne parte e ho parlato con questa suora, Gloria, lei mi ha suggerito un libro con profonde riflessioni sulla fede. Era Martin Buber, Il cammino dell’uomo. Me l’aveva consigliato perché non è un libro che fa proselitismo (Buber è ebreo), ma è un libro maturo. Poche settimane dopo, andavo a trovare Elisa ad Anghiari per la seconda volta, lei mi disse: ‘Ho un regalino per te, è un libro che ho trovato molto importante… mi è stato consigliato dal mio amico, padre Tommaso, un monaco che ho conosciuto in Africa’. Era lo stesso libro che Gloria mi aveva consigliato. Ero molto emozionato e l’ho considerato un segno, specialmente perché non è che Buber sia poi così famoso. Da allora è stato uno sviluppo naturale.
Mi trasferii ad Arezzo dove allora abitava Elisa che stava lavorando con il negozio di famiglia, Busatti, e allo stesso tempo studiava agraria a Firenze. Io tornavo a Pavia una settimana al mese per lavorare con BIC e ad Arezzo lavoravo ad un altro progetto con una cooperativa. Dopo un anno, mi sono trasferito ad Anghiari perché Elisa si era laureata e aveva cominciato a lavorare per una ditta di macchine agrarie vicino ad Anghiari.
Non siamo vissuti insieme fino a quando non ci siamo sposati nel 2013. Poi abbiamo abitato in un appartamento nella parte antica della città, dove avevo abitato io in precedenza e siamo rimasti lì per cinque anni. Un anno fa ci siamo trasferiti dai genitori di Elisa, in campagna, al Carmine. Loro hanno un’altra casa a Firenze e passano metà del tempo là.
Ci siamo sposati alla chiesa del Carmine, è stato molto bello. Abbiamo deciso di avere dei canti normali. C’erano molti bambini al matrimonio perché molti dei nostri amici si erano sposati giovani. Così mio cognato che è un insegnante e canta in una chiesa a Milano ha preparato un coro di bambini per cantare i canti religiosi più famosi. C’erano 180 persone. È stato bellissimo che mia madre sia riuscita a venire… è stato abbastanza complicato perché all’epoca era spesso in ospedale e aveva bisogno di antibiotici per via endovenosa. Mio fratello e il mio amico Andrea hanno aiutato molto per gli aspetti pratici di farla venire al matrimonio. Ero anche felice che mio zio, il fratello di mio padre e la zia fossero venuti e che gli fosse piaciuto così tanto. Abbiamo fatto il ricevimento nel chiostro. Non avevamo molti soldi ma la gente ci ha aiutato molto. Per il buffet avevamo comprato molto in zona, da amici. È stato molto semplice ma siamo stati aiutati molto da Silvia, Grazia del negozio… alla fine la gente è stata molto contenta.
Direi che ho una relazione dolce-amara con Anghiari. Da un lato è veramente un posto speciale. Mi piace la gente, il loro senso dell’umorismo, l’idea di comunità e mi piace il passato medievale. Ma c’è questa idea provinciale. A Milano, se avessi fatto qualcosa di stupido, avrei potuto andarmene, qui devi stare attento, tutti sanno tutto. Penso che potrei vivere qui molto bene, ma probabilmente non potrei mai essere un vero anghiarese, mi manca il DNA della gente di paese.
Quando ho cominciato a vivere ad Anghiari, ho fatto lo stesso tipo di lavoro di consulenza che facevo prima. Il contratto annuale a Milano era con una ONG francese specializzata nel sostegno agli svantaggiati per aiutarli ad aprire nuove attività. Poi Giovanni, il cugino di Elisa, mi ha offerto la possibilità di fare il lavoro che faccio adesso. Giovanni è la persona più generosa, gli sono così grato. Lui amministrava Palaia (un gruppo di case di vacanza appena fuori il paese) e l’ha passata a me da gestire. E poi quando un’altra persona decise di andare in pensione, lui ha sentito Giovanni che l’ha messo in contatto con me. Adesso gestisco la maggior parte delle proprietà che gestiva lui.
Trovo questo lavoro gratificante. Prima, avevo sempre lavorato su progetti in modo intellettuale, il che talvolta poteva sembrare senza significato. Con questo lavoro ho un senso di soddisfazione e questo mi rende felice. Per esempio, in piena alta stagione capita che debba aiutare a pulire le case, tutti sono coinvolti. ‘Ok, il forno lo pulisco io’ dopo c’è la sensazione di aver ottenuto dei risultati. Ci sono più cose positive che negative in questo lavoro: ho un gruppo di persone fidate che lavorano per me, incontro gente molto diversa, imparo cose interessanti. Mi piace organizzare e, in generale, la gente è veramente soddisfatta di quello che facciamo. E a me va bene perché mi piace accogliere la gente. E ho grandi responsabilità perché ho le chiavi di 14 case.
Ho appena iniziato un piccolo progetto di visite a una cantina del posto. Penso di aver cominciato nel modo giusto, perché non ho iniziato con una proposta teorica. Ho cominciato a mandare ospiti per fare delle degustazioni, poi un paio di volte li ho anche accompagnati io e mi sono reso conto che c’era un problema perché la parte più interessante è la storia personale, lui è un tipo interessante ma il suo inglese è molto limitato. Così ho proposto che avremmo potuto farlo insieme, ‘Io posso mandarti delle persone, vengo anch’io con loro e traduco’. Il primo appuntamento è stasera.
Quasi non ci posso credere che vivo qui. Ho sempre pensato che sarei vissuto a Pavia, magari Milano. Anghiari è un posto con una qualità di vita molto alta, la gente è amichevole, puoi veramente sentirti parte della comunità. C’è una passione, un senso della storia e della cultura. È un posto dove accadono cose straordinarie. Si possono incontrare persone interessanti, puoi incontrare degli attori, ho visto Claudia Cardinale qui. C’è sempre molta animazione.
A Pavia ci torno solo a Natale, per andare da mio fratello e mia sorella. Adesso con le case è quasi impossibile andare via, questo è il lato negativo del mio lavoro. D’altro lato mi sento orgoglioso di saper spiegare delle cose su Anghiari alla gente. Essendo una persona che è arrivata da fuori penso di notare cose che magari chi sta qui dà per scontate. Riti antichi, come la processione del Venerdì Santo che, secondo me, è una cosa straordinaria.
Prima di venire ad Anghiari Elisa mi aveva detto: ‘è molto bella’. La prima volta sono arrivato da Sansepolcro e veramente è incredibile, le mura medievali che si ergono dalla piana. Ho proprio avuto l’impressione di vivere in una Toscana da sogno.
Adesso io e Elisa stiamo per fare un grande passo perché abbiamo chiesto un prestito in banca per ristrutturare la casa che condividiamo con i suoi genitori. Abbiamo deciso che sarà la nostra casa principale, è una decisione piuttosto importante. Come l’abbiamo presa? Beh, una delle condizioni della nostra relazione era che saremmo rimasti qui, ad Anghiari o nella zona, perché Elisa ha un forte legame qui e non avrebbe preso in considerazione l’idea di trasferirsi al nord. Poi abbiamo deciso che dovevamo andarcene dall’appartamento che affittavamo nella città vecchia. Ci piaceva molto ma c’erano dei problemi strutturali che avrebbero richiesto grandi lavori. Così abbiamo deciso che sarebbe stato meglio investire in qualcosa che sarebbe poi stato nostro… e ora… Abbiamo fatto grandi discussioni con i genitori di Elisa, ovviamente questa è una situazione complessa e i lavori comporteranno disagi per tutti. Ma speriamo che i risultati costituiscano un miglioramento per tutti noi che vivremo insieme nello stesso posto.
Vivere ad Anghiari mi piace proprio. Mi piace la gente. Mi sono fatto delle amicizie, specialmente fra gli amici di Elisa e i suoi cugini, ma ho anche dei veri amici fra i proprietari e gli ospiti dei posti che gestisco. E mi sento ben accolto qui.


Ho intervisto Daniele nell’appartamento dove stavo in Corso Matteotti, una delle proprietà di cui lui si occupa. Ho visto con che impegno Daniele svolge il suo lavoro.
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Daniele Cavallotti