Fiammetta e Lisa


Fiammetta vive a poche porte di distanza da dove stavo io, nel centro storico. Ci salutavamo quasi ogni giorno, facevamo una bella chiacchierata a proposito di casa ‘mia’ perché lei la puliva e sapeva tutti i suoi segreti. L’intervista si è svolta nella mia cucina dove ci ha raggiunte la figlia di Fiammetta, Lisa, che ha contribuito alla conversazione.
Io sono nata ad Anghiari dove sono andata a scuola, le elementari e la scuola media, poi ho smesso. Ho fatto vari lavori, fra gli altri ho lavorato per tanti anni alla Soldini, un calzaturificio, un tomaificio, prima che fosse distrutto da un incendio.
I miei nonni, Angelo e Dina, hanno avuto cinque figli, uno era mio babbo. Mia nonna è morta abbastanza presto, forse per il tanto lavoro. Quando i miei genitori si sono sposati hanno abitato lì, nella stessa casa… gli altri fratelli di mio padre non c’erano più perché erano grandi. Io sono nata lì, in seguito è nato anche mio fratello, poi mi sono sposata, e mi sono separata dopo quasi dieci anni. Ho avuto due figli, la più grande, Rita e poi un maschio, Andrea. Lisa è nata più tardi, in seguito perché ho conosciuto un’altra persona. Io ho abitato sempre con Lisa. Rita abita con mia mamma qui vicino, stesso quartiere, Andrea abita verso Perugia, con la famiglia.
Quando mi sono separata sono andata a Milano per sei anni, facevo la collaboratrice familiare. Quando sono tornata ho conosciuto il padre di Lisa, e poco dopo è nata lei. Io abito in questa casa dove sono nata e pian piano negli anni l’ho aggiustata.
Io e Lisa abbiamo sempre abitato nel centro storico vicino alla famosa porta Sant’Angelo, o Portaccia, poi ci sono le mura che circondano il paese che è la parte storica di Anghiari, bellissima. Quando eravamo piccoli c’era una comunità di tante persone, tanti ragazzini, ogni famiglia aveva quattro o cinque bambini e perciò giocavamo tutti fuori, per le strade, a palla tutti i giochi di prima. Tutti uniti eravamo, allora. Le case erano piene di famiglie.
Casa mia c’era questa cucina-salotto, mio padre aveva diviso lo spazio per ricavare tre camere: in una abitavano i miei nonni e poi io e mio fratello quando è nato, nell’altra piccola, che adesso è di Lisa, i miei genitori e poi basta, non c’era altro. Non c’era neanche un bagno, niente. Pian piano… tanti anni dopo… a me piace il giardino lì davanti, lo tengo a posto perché amo i fiori.
Prima c’erano altre signore nelle case accanto, ogni muretto aveva i suoi fiori. Ora quelle signore sono morte, qualche casa è disabitata come quella in fondo, vicino alla fontana. A noi non piace questo, ci piacerebbe che si ripopolasse, che venissero tante famiglie e coi bambini. Via via che sono morti questi anziani, i giovani si sono sposati e sono andati in altre case, anche intorno ad Anghiari e allora le case sono rimaste un po’ vuote lasciando il centro storico. Alcuni giovani, come Lisa, se ne sono andati per studiare, ma altri rimangono nei dintorni, fuori nella cerchia del centro storico, perché con i bambini è più facile con la macchina. Ma per me no, chi ama il suo paese dove è nato non se ne andrà mai.
Io sto bene qua, la mia casa è sempre piena di sole perché è situata a est… la mattina c’è un sole bellissimo, apro la finestra, in quell’attimo che sorge il sole vedo tutta la vallata, faccio sempre foto e poi i miei fiori che mi piacciono sul davanzale. Passano tante persone, mi chiedono tante cose, i fiori, io do tutte le indicazioni, e ‘Com’è questo paese? Si sta bene?’ ‘Si sta benissimo’. Vabbè, io ci sono nata posso dirlo, però anche chi viene da fuori dice che qui si sta veramente bene. Lo dicono quando entrano in casa mia, turisti e stranieri. Un giorno venne un ragazzo con tutte ragazze sudamericane, son venute, le ho fatte entrare, guardavano la casa, mi hanno detto: ‘Vuole venderla?’ ‘No, assolutamente’. Gli piaceva tantissimo.
Poi ci sono anche i mobili vecchi che sono di famiglia, fanno parte di me, mi piacciono tanto perché sono la storia della famiglia, della casa e della nostra vita, dell’Italia, sono le mie radici. E si porta avanti tutta la storia della famiglia perché dopo che mio padre è morto abbastanza presto, e il suo fratello, anche lui aveva 59 anni, poi le due figlie, anche loro morte giovani.
La casa dove abita mia mamma è stata uno dei primi edifici di Anghiari. Era un monastero sopra la chiesa della Badia, è tutto collegato. Eugenio, che abita la porta accanto conosce la storia di tutti i posti qui intorno, i monasteri dei Camaldolesi, Francesco d’Assisi…. Mi ha raccontato che casa Cantabria si chiama così perché era stato qui l’arcivescovo di Canterbury, Thomas Becket, durante la sua fuga.
C’erano qui vicino tanti artigiani. Io li conoscevo… uno che aggiustava le scarpe. Magari avevano una piccola bottega un po’ più in là, però abitavano qui, nella stessa casa lavoravano e abitavano. Qualche signora cuciva i suoi vestiti, anche mia nonna e anche le figlie ricamavano, mia nonna faceva le scarpe di stoffa. La signora Italia, la mamma di Eugenio, era una bravissima ricamatrice, lei era a casa perché aveva quattro figli. Ho anche io dei ricami di lei, bellissimi. Ci sedevamo sugli scalini di casa e parlavamo, mia mamma cuciva qualcosa.
Sono contenta che dei giovani abbiano comprato la casa di fronte, nessuno abitava qua. Tomi e Alessia e la bimba, adesso ci abitano loro. Alessia è molto gentile, quando passa mi saluta sempre: ‘Com’è la tua casa, tutto a posto?’ Qui usciamo, ci si saluta, se hai bisogno di qualcosa chiedi.
Sono molto contenta che ci sia un’altra famiglia coi bambini. Io vorrei minimo cento famiglie nel centro storico, non nelle case nuove. Ad Anghiari ci son tante case vecchie, la gente crede che siano scomode, ma non è vero, se cominci a viverci sono meglio di quelle nuove che hanno mura sottilissime. Qui ci sono mura grandi con la storia, ti raccontano la storia quando ci vivi… poi le puoi cambiare un po’, puoi aggiustarle, però c’è una storia. Quelle nuove sì, può essere bella dritta quadrata, ma non c’è nient’altro. La tua storia lì sarà dopo cent’anni, ma qua c’è una storia, fa parte di tutto il paese.
Si chiama ‘la casa del castagno selvatico’ perché c’era un castagno selvatico altissimo, però è stato tagliato. Io ero bambina, mi ricordo. Il giardino era così grande, io l’ho sempre visto così. C’era anche un albero di cachi grandissimo, abbiamo chiesto al padrone il permesso di cogliere i cachi invece di rovinarli, erano buonissimi.
Lisa:
Anch’io quando ero piccolina mi ricordo che eravamo tanti ragazzini qui a giocare. Andavamo a giocare spesso a pallone, a calcio al Poggiolino… stavamo praticamente tutto il pomeriggio a giocare insieme, oppure andavamo in bicicletta per il paese. Fin da piccola, comunque, andavo in giro da sola, fin dalle elementari ho sempre girato per Anghiari senza nessun problema. Ho dei bellissimi ricordi.
La maggior parte dei miei amici abitano per la via del Carmine dove hanno costruito le case nuove negli ultimi trent’anni. Forse sono l’unica che abita ancora qui nel centro storico. Altri vivono al Campo della Fiera, alla Giardinella o per la via del Carmine.
Attualmente, adesso vivo fuori Anghiari per motivi di studio. Mi sono laureata in triennale a Firenze ora sto facendo la specialistica a Perugia. Torno ogni due o tre settimane qui ad Anghiari. Mio padre abita a Città di Castello, e ho dei buoni rapporti.
Molti dei miei amici lavorano e studiano in giro per l’Italia, come me, ritornano anche loro una volta al mese o ogni due mesi, a seconda degli impegni lavorativi o di studio. Come me, anche altri del mio gruppo hanno deciso di non accontentarsi di cosa offriva la valle perché purtroppo a livello lavorativo qui c’è poco. Ritornano per le celebrazioni, per Natale e Pasqua, durante il periodo estivo, durante le ferie non ci sono esami universitari. Poi quando uno comincia a lavorare, gli risulta complesso tornare.
Anghiari, rispetto ad altri borghi medievali che ho visitato in Toscana, Umbria, è molto indietro, non ha dei servizi che riescano a soddisfare i bisogni dei turisti e dei giovani. Ad esempio, ci sono pochi BB, ristoranti, alberghi, pub, bar, per giovani la sera non c’è una discoteca, non c’è un cinema. I teatri sì, ok, però noi giovani sentiamo una mancanza di servizi. C’è un’enoteca nuova, però è un po’ costosa, è per turisti e giovani che lavorano, uno studente può andarci ogni tanto ma non è proprio alla portata di tutti. D’estate andiamo a La Pineta, la pizzeria e beer garden, o alla nuova pizzeria giù alla stazione, di un anghiarese che è andato in Australia e ora è tornato.
Anche a livello di trasporto la Valtiberina è scollegatissima. Da qua per andare a prendere il treno dobbiamo arrivare ad Arezzo e serve la macchina perché i pullman sono pochi e impiegano almeno quaranta minuti per arrivare alla stazione del treno.
La situazione isolata, in un certo senso, è buona per la pace. Sicuramente il fatto che non sia collegata porta meno assalto dei turisti. Quando un posto è troppo turistico diventa invivibile per chi ci abita, rimane reale senza troppi turisti, dovrebbe esserci una via di mezzo. Così è troppo isolata e per un turista che non ha la macchina, è scomodo per visitare la zona. Anche per arrivare a Perugia ci vogliono più di due ore di treno con due cambi.
Ho sempre visto Anghiari come un paese tranquillo. Dopo sei anni, che vivo fuori – prima a Firenze e ora a Perugia – comunque mi fa sempre piacere tornare. Si sta bene, è un posto tranquillo a contatto con la natura.


Fiammetta vive a poche porte di distanza da dove stavo io, nel centro storico. Ci salutavamo quasi ogni giorno, facevamo una bella chiacchierata a proposito di casa ‘mia’ perché lei la puliva e sapeva tutti i suoi segreti. L’intervista si è svolta nella mia cucina dove ci ha raggiunte la figlia di Fiammetta, Lisa, che ha contribuito alla conversazione.
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Fiammetta e Lisa