Fiorenza Sassolini


Ho intervistato Fiorenza nell’appartamento dove stavo in Corso Matteotti. Fiorenza e suo marito Alfonso si spostano tra le loro due abitazioni, una a Firenze e una in campagna, fuori Anghiari. Fiorenza mantiene un forte legame con Firenze, la sua città natale, mentre Alfonso è molto attaccato ad Anghiari.
Io sono nata a Firenze nel 1938 e ho vissuto sempre in questa città.
Ricordi… posso averne qualcuno; quando è passato il fronte ed è arrivato a Firenze, io avevo fra i cinque e i sei anni e quindi ricordo molto bene bombardamenti, il correre ai rifugi. Quando gli alleati stavano per entrare nella città, i tedeschi fecero saltare tutti ponti meno il Ponte Vecchio. Con la mamma andavo a trovare i miei nonni, dall’altra parte della città, poi non fu più possibile…. Ho altri ricordi … stavo studiando il pianoforte che il babbo aveva acquistato (di seconda mano, uno strumento della stessa marca di quello di Chopin). Con le cannonate, i feriti che passavano, i miei chiusero a chiave questo pianoforte e ricominciai a suonare dopo molti mesi.
Ho studiato la lingua inglese nelle scuole secondarie e poi ho continuato a studiare al British Institute, fino all’età di vent’anni, andavo la sera, dopo il turno di lavoro, due volte la settimana. Fu mio padre a consigliarmi di studiare questa lingua perché per diversi anni aveva lavorato per un signore inglese.
Dopo quello che allora si chiamava ginnasio non ho proseguito, non me la sono sentita di affrontare il liceo classico e mio padre mi ha portato con sé a lavorare nella sua ditta di tessuti dove ho lavorato tra i 16 e i 18 anni, continuando però a studiare l’inglese. A nemmeno diciannove anni per essere meno di peso alla famiglia, mi sono impiegata presso l’azienda statale dei telefoni. In seguito, ci fu la possibilità di accedere alle linee internazionali, dopo un esame che, paradossalmente per me, non era in inglese, ma in francese che ho imparato, si fa per dire, con un corso accelerato organizzato dall’azienda. Chiarisco: era il francese la lingua ufficiale per le comunicazioni in Europa fino alla metà degli anni ’70, da Lisbona a Mosca, compresa Londra!
A questo corso di francese ho conosciuto Alfonso, mio marito, che anche lui si era impiegato nella stessa azienda nel 1962. Originario di Anghiari, frequentava la facoltà di lettere a Firenze, poi per la morte improvvisa di suo padre dovette interrompere gli studi e trovarsi un lavoro. Abbiamo familiarizzato, ci siamo fidanzati e nel ’64 ci siamo sposati, io avevo ventisei anni, lui un anno più di me. Sono arrivata ad Anghiari, la prima volta per conoscere la sua famiglia, lui ha una grande famiglia, è il più grande di otto tra fratelli e sorelle, tutti ancora vivi. Mi hanno accolto molto cordialmente e subito con affetto. Temevo un po’ le sorelle, ancora ragazzine, avendo perso il loro babbo da poco, vedere il fratello più grande formarsi una famiglia per conto suo… invece siamo andati subito d’accordo e tuttora dopo tanti anni non c’è stato uno screzio tra di noi.
Sposati ci siamo stanziati a Firenze dov’era il nostro lavoro nell’azienda di telefoni. Alfonso non è il classico marito pigro, mi ha sempre aiutato, specie da quando abbiamo avuto le due bambine, si è dato da fare in casa, cucinando, andando a fare la spesa. Cercavamo di fare turni contrari: ci dovevamo arrangiare perché mia suocera stava ad Anghiari e mia madre era occupata ad accudire mio padre molto malato. Raggiunti i 26 anni di servizio sono potuta andare in pensione, noi siamo stati molto fortunati, un periodo d’oro, gli anni ’60, ’70 sono stati gli anni migliori, i nostri figli non potranno avere quello che si è avuto noi. Questo è stato un lavoro che ci ha consentito di avere un buono stipendio.
Alfonso desiderava possedere qualcosa ad Anghiari, ovviamente lui è sempre rimasto molto attaccato a questo paese, dove c’è la sua famiglia. Nel ’73, quarantasei anni fa, abbiamo acquistato una casa in campagna oltre il santuario del Carmine. Venivamo qui per Natale, Pasqua e poi, quando mio marito è venuto in pensione, nel ’94 tutte le estati le abbiamo passate qui. Ora Elisa, una delle figlie, con il marito Daniele, è venuta a vivere in questa casa di campagna abbastanza spaziosa, mentre l’altra femmina, sposata con due figli maschi, abita vicino Firenze.
Devo essere sincera, è sempre esistito un certo conflitto tra me e mio marito perché Alfonso non sopporta la città, io mi rammarico di questo, Firenze offre molto: mostre, musei, manifestazioni, cinema, teatri, lui non è capace di cogliere il ‘meglio della città’, si sente bene solo ad Anghiari. Comunque, Firenze è diventata più difficile da vivere: c’è un turismo di massa incontenibile, i negozi sono tutti in funzione degli stranieri, io non riconosco i miei negozi. Ci sono o negozi degli stilisti come Armani o Gucci, inavvicinabili da noi comuni mortali o roba cinese. Non voglio per questo sembrare xenofoba, il turismo per noi fiorentini è una grande risorsa!
Vengo volentieri ad Anghiari, ma sono più contenta di vivere in campagna; il paese, mi sta stretto, io sorrido, saluto tutti, però dopo un po’ mi stanca ….
C’è tanta differenza fra la città e il paese. Qui la gente non ha fretta come in città, troppo gossip, non ho niente da nascondere, ma preferisco il silenzio della campagna.
La città ti forma, ti rende indipendente, non conosci nessuno, ti devi arrangiare, ti fai le tue amicizie, devi coltivare l’amicizia, in paese non c’è bisogno, vai in piazza e un amico lo trovi, sei amico di tutti, ma puoi essere amico di nessuno.
A mio marito piace vivere qui, in campagna. La nostra terra è poca, ma abbastanza per sentirsi immersi nella natura. Abbiamo diversi olivi, un orto e alcune galline. Alfonso gestisce questo piccolo podere, ciò comunque assorbe molto del suo tempo.
Anghiari sta diventando un paese di vecchi, i giovani si possono muovere, fanno la spesa dove lavorano… è un peccato. Il centro storico è cambiato molto, prima c’erano tantissime botteghe artigiane, la piazzetta era piena, il fabbro, il restauratore di mobili antichi, una pittrice, un vasaio… diversi. Ora il paese è animato solo quando c’è la mostra dell’Antiquariato.
Nel dopoguerra ci sono stati grandi cambiamenti nelle campagne qui intorno come nel resto dell’Italia. Nel periodo fino agli anni ’70, con la fine del sistema latifondista, le campagne si sono spopolate, sono andati a lavorare nelle fabbriche e quelli che sono rimasti sono diventati proprietari. Purtroppo, molti campi sono coltivati a tabacco, la Val Tiberina è la maggiore produttrice di questa pianta in Italia che ahimè comporta l’uso massiccio di anticrittogamici e ciò è un grande problema per i contadini rimasti.
Queste sono le considerazioni che ho provato a esprimere su Anghiari e questo mio dualismo città/paese. Voglio comunque concludere con il dire che tra me e mio marito abbiamo trovato un’intesa circa la permanenza nelle due diverse residenze.


Ho intervistato Fiorenza nell’appartamento dove stavo in Corso Matteotti. Fiorenza e suo marito Alfonso si spostano tra le loro due abitazioni, una a Firenze e una in campagna, fuori Anghiari. Fiorenza mantiene un forte legame con Firenze, la sua città natale, mentre Alfonso è molto attaccato ad Anghiari.
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Fiorenza Sassolini