Franco Talozzi


Ho intervistato Franco, ex-sindaco di Anghiari, a casa sua, in una stanza accogliente, dalle pareti foderate di libri con una splendida vista sulla valle Tiberina. Lì c’erano anche la moglie, Anna, e la figlia, Cinzia, che aveva preparato una deliziosa torta mantovana accompagnata dal vin santo. Con me è venuta anche Mirella che traduce queste interviste.
Bene! Beh, io sono nato a Chiusi, in provincia di Siena, il 23 novembre del 1937, perciò ho compiuto ottant’anni da poco. Sono nato in una famiglia contadina. Il mio babbo ha fatto il guardiacaccia in una grande riserva di un grande proprietario, in una delle dodici fattorie granducali del duca Leopoldo, il grande Leopoldo, che aveva, da Arezzo fin nella città di Chiusi, fatto la bonifica, erano tutte paludi. Aveva costituito dodici fattorie, questa fattoria dove sono nato io si chiama Dolciano, aveva 24 famiglie di contadini. Ero l’unico maschio, avevo quattro sorelle.
Perciò io sono nato in quest’ambiente, ho vissuto in quest’ambiente fino a sedici anni. Io ho fatto le scuole medie, vale a dire tre classi sopra le elementari, perciò non ho fatto l’università, non ho fatto il liceo, nulla. Sono andato a lavorare in un albergo, a Chianciano Terme. Chianciano era una stazione termale importantissima nell’immediato dopoguerra, dove andavano a curarsi il fegato, da tutto il mondo. Perciò ho lavorato tre anni, quattro anni dentro a quest’albergo, facendo l’aiutante cameriere, poi il cameriere. Nel 1956 ho fatto un esame, un concorso in prefettura, ho preso una patente e sono stato impiegato al dazio, le tasse che uno paga su ogni merce che uno comprava. Io ho fatto questo lavoro, un lavoro che non mi piaceva molto perché era molto arido, comunque ho dovuto farlo. Ho lavorato al mio paese, a Chiusi, a Castiglion del Lago, a Radicofani, all’Amiata… gli anni della gioventù… avevo vent’anni, ventidue anni, ventitré anni.
A ventidue anni mi sono sposato con quella bella signora, (guardando sorridente Anna) è nata la prima figlia, la seconda figlia, sono stato trasferito vicino Siena, Buonconvento, tutti paesi bellissimi. Pur non avendo fatto studi, ma mi son sempre interessato, praticamente sotto il profilo antropologico, perciò mi è piaciuta sempre la storia. In ogni in paese, ho imparato la storia di quel paese, le radici… perciò bello, ho fatto quest’esperienza.
Da Buonconvento, nel 1969, son stato trasferito qui ad Anghiari, sempre facendo l’impiegato al dazio, l’anno prossimo sono 50 anni che abito qua. Cosa posso dire? Questi cinquant’anni sono stati quelli più importanti della vita, perché, quando sono arrivato qui, ne avevo appena trenta, la famiglia era piccola, poi definitivamente mi son fermato qua, perché per il dazio è finito, io sono andato a lavorare a Sansepolcro nelle imposte dirette, vale a dire un ufficio di stato. Ma nel 1983 ho chiesto di andare in pensione, molto giovane, avevo quarantacinque anni, quarantaquattro anni, si poteva in Italia, c’era delle leggi che si poteva, perché amavo molto io la libertà. Io non ho mai avuto ricchezze, soldi… ma la libertà è la cosa più grande che una persona può avere.
Sì, libertà, per fare…, ad esempio io, nel 1980 con la famiglia, ci siamo messi a fare la pasta, ci piace molto la cucina, ma io sono appassionato di dolci, mi sono messo a fa’ dolci, pasticceria, sicché io ho fatto la pasticceria per dodici anni. Poi, io amo molto l’ambiente, le passeggiate, la pesca, la caccia, il bosco, i funghi e mi sono sempre interessato della politica, ma in senso largo, della politica in quanto storia dell’uomo. La politica parla di noi stessi: la mattina, quando ci alziamo, ogni operazione è un’operazione politica.
Allora, quando sono stato sindaco? Beh, come ho detto, ho avuto sempre questa passione per la storia del paese e la politica. Ed è capitato che nel 1975 alle elezioni sono entrato in Comune con l’incarico di sindaco. Una grossa esperienza, grossissima, perché vieni a contatto con tutti i problemi del genere umano, anche se è piccolo il paese. Per esempio, devi dare l’acqua, appena arrivato in comune, uno dei problemi mancava l’acqua e allora ho fatto acquedotti nuovi, il metano, l’illuminazione…
Quando ho avuto l’incarico di sindaco, c’era in paese una grossa discussione: se fare le scuole medie nuove, che sono qui dentro il vecchio paese, fuori del paese, un edificio nuovo. Io son stato contro, perché fai nuovi edifici fuori, prendi parte di ambiente, sottrai ambiente. Metti a posto il vecchio, vale a dire nel vecchio centro storico porti la scuola, porti servizi… porti vita, altrimenti i centri storici, le vecchie case, è successo, tanti paesi nel meridione crollano. Invece qui si è iniziato a rimettere a posto le scuole, fatto convenzioni con le banche, perché il cittadino che prendeva finanziamenti per rimettere a posto la casa, il Comune gli pagava in parte gli interessi. Perciò è stato veramente un processo culturale, una visione urbanistica della città. Noi che abbiamo in Italia un enorme patrimonio di beni culturali, ma anche ambientale, abbiamo rovinato tanti centri storici, città, piazze, … sciupato l’ambiente…. Ma chi viene in Italia, viene per il paesaggio, per l’ambiente, per la storia, per tutti i beni culturali, se tu non hai amore a questi, perdi tantissimo.
Perciò, io ho avuto quest’esperienza in comune dal ’75 al ’92, con un’interruzione di un anno e mezzo, son stati diciotto anni, son molti. Ho fatto conoscenze con persone del mondo della cultura, nel 1978 abbiamo costituito un premio internazionale di cultura, ad Anghiari è venuto il fior fiore della cultura nazionale e anche internazionale. Tutti i mesi venivano ad Anghiari, personalità, nella sala consiliare, a parlare dei temi attuali del momento, basti pensare a persone come Umberto Eco, professor Veronesi. Umberto Eco che fa una discussione sulla semiologia di Piero della Francesca, sono pochi che possono comprendere… però, noi si faceva cose di un livello anche molto più popolare. Dietro questo slancio culturale il Comune ha acquistato il teatro di Anghiari, edificato nel 1789, era di privati cittadini e l’ha reso pubblico e allora è sorta una compagnia che fa teatro tutto l’anno.
Io, non avendo fatto studi, però avendo amore alla cultura, ho conosciuto tante persone che m’hanno insegnato tante cose, perché ognuno di noi, fino all’ultimo giorno della vita, impara qualcosa, sempre, sempre, però bisogna essere curiosi… perciò la curiosità porta alla conoscenza, la conoscenza porta… alla vita. Lo dico ai giovani, io, conoscere, sapere, girare il mondo quando è possibile, ti apre la mente e s’avvicina a quello allora che è la pace. Io, quando vedo gli egoismi, la stupidità, che poi genera rabbia, perché c’è chiusura mentale, se apri la mente, la conoscenza… allora nel mio piccolo, molto piccolo, quando ho avuto questo incarico, ho cercato di applicare queste cose.
Io, nel 1990, ho rotto con il partito comunista che mi eleggeva, mi sono presentato con una lista mia e m’hanno rieletto. Il partito comunista, la Toscana dell’immediato dopoguerra, c’era la mezzadria, c’è stata tutta una lotta poi contro gli agrari, i padroni perché non volevano dare quello…, perciò ha avuto, il partito comunista, un ruolo enorme. E la Toscana, tutti, dalle città, Firenze, è stata sempre sotto la sinistra, secondo me con un ottimo risultato, poi, piano piano, le cose vanno spegnendosi. Perché? Forse, questo è un giudizio mio, perché noi viviamo sotto il dominio del consumismo, del capitalismo. La mia vita è stata il blocco sovietico-russo che dava una visione, più giustizia, abbiamo sbagliato perché anche là hanno prodotto dolore e male.
Però ora ci è rimasto solo la legge del capitale, è finito anche lo slancio ideale di uguaglianza. Certo nei piccoli paesi ancora si resiste, ma anche qui, solo il dio quattrino, cambiare la macchina, fare il vestito di moda, fare…. Nei centri piccoli ci si salva meglio che nelle città. A livello nostro, qui siamo ricchi, qui siamo ricchi, perché c’è la campagna, il nonno magari fa il tabacco, poi hai l’orto…
Allora ho fatto questa lezione a questi giovani, erano dalla prima elementare alla quinta, io non sapevo neanche che dirgli perché non son abituato, allora gli ho raccontato che facevo io da ragazzo, erano interessatissimi… Io che sono nato in campagna, la casa più vicina era 800 metri, la sera quando tramontava il sole, se ti spostavi, ti spostavi a piedi, perciò c’eran le paure, c’eran le paure. Invece oggi un bambino va in macchina, sempre in macchina, non sa che è questo, non conosce, non vede la luna quando è piena, piena. Io da piccolo, babbo mi portava con sé alla caccia e m’ha insegnato: guarda, quella è la stella polare, l’Orsa Maggiore, l’Orsa Minore, Sirio, il vento ha questo nome, questo si chiama tramontana, una vita vera. Invece purtroppo oggi ‘tutututu’ (digita su un immaginario computer) questo è giusto, il computer, grande mezzo, ma il server lo devi avere qui (si indica la testa). Perché ai giovani spiego io: se vuoi sapere Dante per dire, ‘La Divina Commedia’ io sono innamorato, se vuoi sapere Dante lo devi sapere te, te lo devi conoscere, poi ti serve una data, vo’ a cercarla. Non si fa una vita vera.
Io faccio l’orto perché mi piace, mi piace non tanto i prodotti, vivere in campagna, sentire i grilli, l’odore dell’erba tagliata, i profumi…. Lavorando nell’orto sono ritornato bambino, perché da piccolo, essendo figlio di contadini, tutti i parenti contadini, i miei giochi, i miei passatempi erano nell’orto, dietro a quello che faceva le faccende, l’odore del fieno tagliato… uno dei motivi è questo. Faccio una cosa vera, perché vede, a primavera, a maggio metti i semi no? Prepari il terreno e poi vedi sorgere un qualcosa, cogli quel frutto, è una cosa viva, è una cosa vera, e per questo l’interesse, altrimenti è tutto virtuale.
Sì, sì! Allora, la caccia, per me è stato tutta la vita, perché sono nato in questa grande riserva, questa fattoria dove il babbo era guardiacaccia perciò, da piccolo, mi ha sempre portato, tutta la vita, io ho la caccia. Ma la caccia come è fatta oggi, non sono più d’accordo, perché non è più la caccia, la caccia è ambiente, freddo, caldo, la foresta, tu inserito nell’ambiente. Invece oggi la caccia è diventata… la macchina, il fucile, non è più…, perché il babbo mi portava da piccolo a caccia, io ho imparato tante cose, tante cose della natura, un tipo d’erba, che cos’è il vento, che cos’è la natura, che cos’è… oggi c’è rimasto solo i cinghiali.
Per tornare al mio legame con Anghiari, il legarsi, per me è stato facile, anche se, quando sono arrivato, cinquant’anni fa, rispetto ai paesi vicino a Siena, qui sono più chiusi. Voi sapete che l’Italia, ma soprattutto la Toscana, è fatta di tanti campanili, tutti piccoli paesi, c’è molto campanilismo. Ma il legarsi è soggettivo, perché, secondo il carattere delle persone, io sono molto aperto, io parlo con tutti, parlo con un gatto, parlo con un cane. Perciò io subito ho fatto amicizie, ho legato con i giovani. Poi soprattutto il discorso della politica, quando sono stato sindaco, interessarsi della cosa pubblica ti porta a conoscenza, a contatto, ai bisogni che ha la gente, a risolvere quei bisogni. A me sono venute persone anche per problemi privati, volevano un consiglio… io mi ritengo fortunato.
Io mi sono trovato bene qua, si è cresciuto le figliole, hanno sposato, ho nipoti, pronipoti…. Armida e Margherita, le nostre nipoti, ora ha preso questo bistrot, con Cinzia. La prima nipote, che ha trentott’anni, laureata in storia dell’arte, 110 e lode, disoccupata, si è dovuta riconvertire, lei ha fatto dei corsi a Roma, insegna danza ai bambini piccoli, ha un bel laboratorio. Un’altra nipote lavora a Parigi, parla bene le lingue, lavora in un grande albergo. Oggi anche le distanze, quella a Parigi, la sera, con il computer, ci si vede sempre, fa veder la bambina.
Io, se mi dicessero: ‘Torni indietro cosa vorresti fare?’, allora, vorrei studiare il greco, il latino, fare Lettere. Io ho una gran passione per la letteratura, leggo di continuo, ma mi mancano le basi, perciò vado come uno che suona ad orecchio. Se avessi studiato, mi sarebbe piaciuto molto studiare letteratura e storia, invece li faccio come hobby. Io, nell’orto, per due anni ho scritto i pensieri dell’orto, in ottava rima, li cantano anche.
Però il futuro, io sono ottimista, sono ottimista nella vita, ma il futuro non lo vedo bello, non lo vedo bello, non solo per Anghiari. Il mondo non lo vedo bello, ma c’è stato anche dei periodi, c’è queste cadute. Anche dove vedi il brutto devi cercare di trasformarlo in bello. Il senso della vita è che è l’unica possibilità che la natura ci ha dato, perciò va vissuta pienamente, con intelligenza. Arrivati alla mia età, vedo le cose, le vedi con più pace, con meno ardori, con meno lotte.
I primi anni, lo dice la scienza, i primi anni della vita sono i più importanti, ho avuto un’infanzia bellissima, io stavo libero, non ho avuto costrizioni, poi nella campagna di allora…. io non ho paura di niente.


Ho intervistato Franco, ex-sindaco di Anghiari, a casa sua, in una stanza accogliente, dalle pareti foderate di libri con una splendida vista sulla valle Tiberina. Lì c’erano anche la moglie, Anna, e la figlia, Cinzia, che aveva preparato una deliziosa torta mantovana accompagnata dal vin santo. Con me è venuta anche Mirella che traduce queste interviste.
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