Mark Curfoot-Mollington


Ho intervistato Mark/Marco nell’appartamento nella parte medievale del paese che ha comprato nel 2001 con il compagno Ron Price purtroppo mancato alcuni anni fa. Ad Anghiari Marco si sente a casa. Con me è venuta pure Mirella che traduce queste interviste.
Nel 2001 Ron è andato in pensione e io ho pensato che sarebbe stato un bel regalo venire in Italia, dove avevamo trascorso moltissime vacanze, specialmente quando eravamo giovani. Siamo andati molto in Sicilia, sto parlando di quarant’anni fa… abbiamo passato delle splendide vacanze. Di solito venivamo in estate, quando gli insegnanti hanno le ferie. Non ci siamo venuti per un po’, ma poi Ron è venuto a studiare all’università a Perugia per un anno. Quindi avevamo sempre avuto in mente di comprare qualcosa e abbiamo sempre pensato all’Umbria, non alla Toscana. Comunque, siamo venuti e siamo stati a casa della mia amica Shelagh, la casetta dall’altra parte del giardino. Era la prima volta che venivamo ad Anghiari. E quindi, siamo stati là e ci è piaciuto molto. E poi abbiamo sentito da Giuseppe, che si occupava della proprietà di Shelagh, che questa casa, che adesso è casa mia, era in vendita. Abbiamo pensato che fosse meravigliosa e abbiamo subito deciso di comprarla. L’abbiamo chiamata Ca’ Price, Price era il cognome di Ron, Ca’ Price, la casa di Price. Ma era anche un gioco di parole, visto che è stato un capriccio comprarla. Non era in Umbria, ma era a soli cinque chilometri dall’Umbria, e il prezzo era giusto…
Io mi sento parte di questo paese. Vivo in un quartiere…. Esco la mattina e appendo il bucato – ‘Buongiorno, signorina’, ‘Buongiorno, signora’ e ovviamente non lo appendo mai nel modo giusto – ‘Pazzo, non sa niente!’ Romana era scioccata, penso perché le cose si debbano appendere per dimensione, ma io metto tutto insieme, così come vengono su dal cesto.
Allora, Romana è là, ogni mattina, affacciata alla finestra, e ogni mattina parlo con Agnese. Sua madre, Lea, un personaggio incredibile, un’attrice fantastica, è morta circa un anno fa e Agnese non si è mai sposata e vive ancora qui. E loro parlano anghiarese con me, non parlano italiano, per me è difficile, ma in realtà è un complimento. Agnese diceva sempre alla mamma: ‘Mamma, mamma, parla italiano con Marco e Ronaldo, non anghiarese’, ma adesso tutti mi parlano in anghiarese, veramente un complimento, perché io faccio parte della comunità. E lo stesso con Adriano, che abita nella mia strada, un po’ più su, nessuno di loro parla inglese, non ho nessun vicino che parli inglese.
Quando parlo del mio quartiere, in realtà voglio dire la gente che sta qui intorno. È veramente triste perché stanno morendo– tre o quattro sono morti solo nell’ultimo anno e mezzo. C’erano una decina di famiglie e chiacchieravamo fra di noi…, stanno morendo così in tanti. E Lina è morta, sua figlia è stata sindaco. Molti dei miei amici, particolarmente gli anziani, sono morti. Beppa è morta, suo marito Enzo è morto. E Poppa, la signora Zanchi, che tutti ad Anghiari chiamavano Poppa.
Mi spaventa per via delle case, perché i figli vivono a Roma… Alcuni si tengono la casa e ci vengono qualche volta per il week end. Ma qualche volta mi preoccupa che Anghiari possa diventare come Montone e paesi così, che sono diventati quasi dei musei.
E quindi adesso ci sono Romana e Mario e Agnese e io, e non molti altri, a parte Adriano, più giù su questa strada, ma lui non lo vedo molto. Comunque, Mario e Romana sono miei amici, veramente cari amici e sono in ottima forma, Mario ha quasi ottant’anni, cura il giardino e Romana, ha 78 anni, si occupa della casa. Si prende cura di me, ma ho paura che stia diventando un po’ troppo per lei. So che qualche volta pensano di trasferirsi più vicino al figlio che vive a Sansepolcro, e così se ne andrebbero. E Agnese, lei è da sola e questo mi preoccupa… e gli altri…. Sì, è triste, mi mancano proprio. Mi manca non vedere Poppa che, affacciata dalla finestra su via Francesco Nenci, canta ballate toscane e grida con i vicini. Ancora adesso, mentre torno a casa, su per la salita, mi ritrovo a cercarla… mi mancano proprio.
Parlando della comunità, la Chiesa è stata importante per me qui, mi hanno accolto tutti benissimo anche se sono anglicano. Non è come la comunità delle chiese in Canada, dove organizzano dei caffè insieme, si incontrano in occasioni sociali. La gente qui non va in chiesa per un senso di comunità di questo genere. Al 95% sono cattolici e andare in chiesa fa parte delle loro vite. Io vado alle nove e mezza, alla Prepositura, non alle undici, e la gente si saluta, mi dicono buongiorno. Alcuni li conosco meglio di altri, conosco Elisabetta, sai chi è, no? La signora della pelletteria, gente così. E Fiammetta che bada alle case di alcuni inglesi e americani. Questi che incontro in chiesa sono amici, chiacchieriamo un po’ e ti senti parte della comunità…. Di quasi nessuno so il nome, ma li vedo per strada e ci diciamo ‘Buongiorno’ ed è simpatico… hai la sensazione di far parte di questo posto…. E don Marco, il prete, è stato estremamente gentile quando Ron è morto, sono stati tutti incredibilmente gentili, tutta la comunità lo è stata.
Ti racconto della morte di Ron. Era tornato ad Anghiari, me l’aspettavo dato che sapevo che voleva morire qua… siamo tornati in estate del suo ultimo anno e poi siamo tornati di nuovo in autunno. A novembre si era aggravato. Onestamente, penso che volesse morire qua. Il medico delle cure palliative e lo staff hanno organizzato tutto e sono stati bravissimi. Il dottore è venuto qua, a casa nostra, ogni giorno. Si chiamava Pietro Martini, ho continuato a vederlo in chiesa, fino a quando è morto all’inizio di quest’anno. Sai che devi scegliere un medico da una lista che ti danno all’Asl e noi non conoscevamo nessuno, ma ci piaceva l’idea di un dottore che si chiamasse Martini, ecco perché l’abbiamo scelto. È venuto ogni giorno, eccetto la domenica, e noi avevamo un aiuto in casa, due infermiere che venivano ogni giorno. Ci hanno detto che Ron poteva restare a casa e non penso che avremmo potuto trovare un’assistenza migliore di quella che abbiamo ricevuto qui. Io ho detto al dottor Martini: ‘In America i dottori non fanno visite a casa’ Lui era allibito: ‘Ma cosa dici? Ma non dirmi, è totalmente ridicolo. Non vanno a casa? Impossibile.’ Era veramente inorridito.
Comunque, il giorno che Ron è morto Giuseppe era venuto verso le tre del pomeriggio. Era l’Annunciazione, dicembre, quindi era un giorno festivo, il che significa che è più difficile contattare il medico legale. Comunque, Giuseppe entra e io dico: ‘Oh, Ron, guarda chi c’è’. Lui ha aperto gli occhi: ‘Oh Giuseppe, son contento di vederti!’. È stata l’ultima cosa che Ron ha detto. E Giuseppe mi ha detto: ‘Vuoi chiamare don Marco per la benedizione?’ e io ho detto ‘Veramente, detto da te, un comunista!’ mi è venuto da ridere. E ho detto: ‘No, non penso proprio’ perché Ron non andava in chiesa e non penso gli avrebbe fatto piacere.
È morto verso le nove e mezza, la sera e Giuseppe è venuto immediatamente, anche Mario, Romana e il mio amico Weston sono venuti subito. Romana si è occupata di tutto. Ho pensato spesso di scrivere un pezzo per il New Yorker ‘Il mio grosso grasso funerale italiano’, perché è stato veramente divertente, per molti versi. L’impresario delle pompe funebri, Marco Pernici, è venuto e ha detto che c’era ancora tempo per la benedizione della salma. Sembra che se non hai ricevuto l’estrema unzione sia possibile comunque ricevere una benedizione … È tutto molto complicato, molto cattolico e io ho detto “mmm, non so”. Ma poi, dal punto di vista di Ron, non aveva nessuna importanza, in un modo o nell’altro. Così don Marco è venuto ed è stato molto gentile. Lui sapeva che Ron non era cattolico, ricordo che Ron gliel’aveva detto, quando stavamo da poco ad Anghiari, durante la benedizione tradizionale delle case, durante la Quaresima, gli ha detto che era stato allevato nella fede protestante… . E nonostante ciò era d’accordo a fare la cerimonia completa. Comunque, il signor Pernici fa per andarsene e io dico: ‘Non portate via il corpo?’ e lui dice: ‘Ti fa effetto restare con il corpo?’ ‘No, perché dovrebbe farmi effetto…’. Solo non sapevo la procedura.
E poi, il giorno dopo, la gente è venuta durante il giorno… molto bello, e un gran supporto. La sera il signor Pernici è venuto per metter il corpo nella bara e a sigillarlo. Un trapano elettrico per avvitare le viti. Non me lo dimenticherò mai, stavano per venire a prendere la bara e portarlo giù per la strada, la mattina presto, il giorno del funerale in chiesa. La madre di Ron ha chiamato dagli Stati uniti, dal Missouri, là era mezzanotte, quindi qui era mattina, molto presto, e comunque, ero molto in ritardo e lei stava insistendo per avere una ciocca dei capelli di Ron mentre io cercavo di spiegarle che la bara era stata sigillata e non si poteva aprire. Nel frattempo stavo cercando di fare un po’ di colazione e vestirmi per andare in banca e pagare per la tomba.
Mario e Romana sono arrivati e io ero in pigiama, stavo cercando di mangiare i cereali e allo stesso tempo di essere gentile con la madre di Ron al telefono. E il signor Pernici è arrivato presto per prendere il corpo e ha detto: ‘Devi camminare giù per la strada dietro la bara’ e io ho detto ‘Non posso scendere in strada in pigiama!’ ‘Devi scendere in strada!’ ‘Non posso!’ Ho detto: ‘Mario, vai tu a rappresentarmi. Nessuno vedrà la cassa andare via da qui…nessuno vedrà la bara giù in strada!’ Comunque. ho dovuto correre in banca a pagare per la tomba… e poi sono arrivate le infermiere che non sarebbero potute venire al funerale… ce l’ho fatta per un pelo, sono arrivato in chiesa due minuti prima del funerale.
E parlando della comunità, le signore che abitano qui intorno si sono occupate dei fiori, le signore della Badia, la nostra parrocchia. Non è usata molto spesso, ma ci sarà messa questa domenica, la domenica delle Palme, alle nove. Comunque, i fiori erano bellissimi e nel coro c’erano molti uomini di Anghiari…. Mario e Bruno Sannai… gli uomini hanno cantato… è stato bellissimo. Tutto è stato fatto in modo assolutamente bello e don Marco ha fatto un discorso. Mi hanno chiesto di dire qualcosa, ma io ho detto di no, non sopporto quando la gente si alza e va avanti a parlare … e quello che don Marco ha detto bastava già. Ed è venuta un sacco di gente. Dopo la messa, c’è stata una bellissima processione, perché si cammina fino alla tomba… era una bellissima giornata di dicembre per andare a piedi fin giù al cimitero. È stato molto bello.
Non ho mai avuto la sensazione che qua importi molto dell’orientamento sessuale della gente. È stato molto divertente perché l’anno scorso, Romana, ero a casa sua, e lei ha detto: ‘Allora, andrebbe bene, tutti pensano che andrebbe bene se ti trovassi un altro compagno. Noi ti sosterremmo’. ‘Non sono interessato… uno è abbastanza’. La mia risposta! E giuro che è la verità.
Vivere fra due culture può rivelarsi un po’ schizofrenico, e l’ho percepito particolarmente dopo la morte di Ron. Quando sei lontano da un posto per troppo tempo, ti perdi le attività quotidiane. La gente è sempre felice di rivedermi quando ritorno, ma rischi di perderti la quotidianità. La mia residenza principale è Anghiari, ma sto bene quando sono in Canada. Per esempio, in Canada si troverebbero un nuovo compagno per il bridge se sto via troppo tempo. Allora quello che tendo a fare adesso è venire qua per un paio di mesi e poi tornare in Canada per una visita. Passo due mesi in Cambogia dove svolgo un’attività di volontariato. Non so cosa farei se dovessi scegliere fra l’Italia e il Canada, mi piacciono entrambi. Direi che probabilmente passo più tempo qua ora che sono ufficialmente un residente, ma non voglio rinunciare alla mia vita in Canada. Ho un sacco di amici, ho una casa molto, molto carina e, naturalmente, fino a un paio di anni fa, c’era mia mamma.
Mia mamma veniva qua spesso, l’ultima volta che è venuta aveva 98 anni, ha festeggiato qui il suo novantacinquesimo compleanno. C’erano circa sessanta persone al castello di Sorci, appena fuori città, la maggior parte di Anghiari e alcuni della comunità degli expat. La parte vecchia del castello, dove c’è stata la festa, è affascinante, con tovaglie elegantissime e coprisedia. Il pranzo aveva tante portate, abbiamo cantato molto e riso, e bevuto vino, grappa e vin santo.
Ti do un’idea della mia vita quotidiana qua ad Anghiari. Il mio italiano è molto migliorato adesso. Vedi, dato che Ron parlava fluentemente italiano, non era necessario che lo facessi io, potevo appoggiarmi a lui. Ma poi, quando si è ammalato, ho dovuto, per organizzare le cose…. Così parlare italiano e il dover fare le cose da solo ha fatto la differenza.
Comunque, come ho detto, la mattina spesso faccio il bucato perché c’è solo una lavatrice piccola e poi stendo e intanto chiacchiero con i vicini. Dopo faccio sempre colazione e poi di solito esco e vado in piazza. Vado giù e da Angela prendo il New York Times International e poi prendo un caffè al bar Garibaldi o al bar Sport… e questo è un modo piacevole per cominciare la giornata. Mi siedo e leggo il giornale. Faccio la spesa. Vado a trovare il macellaio e suo fratello, Mondo e Beppe, e poi vado da Letizia per le verdure e torno qua. E improvvisamente la mattina è volata. Qualche volta vado al mercato, dal barbiere… e vado ogni settimana dalla fioraia, compro sempre i fiori da Marta, la fioraia in piazza. Vado al supermercato a Sansepolcro, per la carta da cucina, il caffè, il tè, le cose di base, e il vino, perché là hanno una bella selezione.
Dopo pranzo faccio un pisolino, e mi siedo fuori e leggo molto, mi siedo in giardino quando fa bello e arriva il sole. Normalmente scrivo la mattina, sul tardi o il tardo pomeriggio, ma non direi che vengo qui per scrivere. Il pomeriggio spesso vado a fare una passeggiata. Normalmente cammino fin giù al cimitero…. E quando fa bello mi piace andare giù la sera e bere qualcosa o al bar Garibaldi o al Bar Sport.
Quando prendo un aperitivo la sera o il mio caffè la mattina chiacchiero sempre con la gente, vengono e si siedono con me. Al mattino sto da solo perché voglio leggere il giornale, ma comunque chiacchiero, se capita. Se vado al Garibaldi la mattina chiacchiero sempre…mi piace parlare con Olga, la signora bielorussa che serve al banco – le voglio molto bene.
Quello che rende Anghiari speciale è la gente – è una sensazione piacevole camminare per strada e sentire la gente che ti dice ‘buongiorno’. E io conosco… faccio un lavoro volontario alla Pro Loco, e così ho incontrato molte persone. È il mio modo di dire: ‘grazie’ e penso che la gente lo apprezzi veramente molto, è per questo che mi trattano così bene, perché dicono ‘Cerca di dare qualcosa in cambio’. Vado di solito il week end, in teoria dovrei dare informazioni e aiutare i visitatori che parlano inglese/francese, ma spesso mi lasciano lì da solo e mi occupo anche degli italiani! Mi lanciano strane occhiate, gli italiani – il signore alle informazioni con un italiano, diciamo, discutibile.
In biblioteca, vicino alla Pro Loco, ho presentato uno dei miei libri e sono venuti, è venuta gente di tutti i tipi. Non ci potevo credere, italiani che non parlavano una parola di inglese, ma comunque sono venuti. E sono venuti altri scrittori perché ero stato alle presentazioni dei loro libri, sempre in biblioteca dove ci sono degli eventi fantastici. Merryl, la bibliotecaria, è un’inglese… è qui da molto tempo e parla un italiano fluente. Adesso gestisce la biblioteca come volontaria, una persona molto interessante…. E affreschi bellissimi sui muri e sulle volte…
Comunque, quando vado a prendere un caffè, entro nel bar e la gente mi dice ‘Ciao’ e non mi sento uno straniero.
Quando sono in Canada è un’esperienza completamente diversa. Naturalmente, la gente dice ‘Hello’ ma 99 volte su 100 non conosco nessuno là. È proprio una cosa molto, molto diversa. Vado al supermercato e il week-end vado al mercato dei contadini e mi compro le verdure per la settimana. Finito. Far la spesa non è un evento della vita, non è un’attività sociale – vado solo per prendere della roba. Mentre qui al contrario mi piace molto parlare con Mondo il macellaio nel suo dialetto di Castello, e parlo con Letizia, le voglio molto bene. Fa parte della mia vita di tutti i giorni. Conosco le ragazze alla cassa in Canada, ma non è lo stesso.
In Canada la mia vita è molto diversa, vado in palestra e nuoto tutti i giorni. E appartengo a più giri sociali. Appartengo a un gruppo di bridge, per esempio, e faccio anche parte di un paio di comitati, e partecipo nelle attività sociali legate alla chiesa. Ci sono molte più cene o cocktail party - a Ottawa questo è il tipo di cerchia sociale di cui faccio parte. E se non ho voglia di stare a casa la sera ci sono cose che posso fare, magari un concerto, un film o andare a teatro. Mi sento un po’ più solo qui qualche volta, perché, in Canada, se mi sento solo, basta che telefoni a qualche amico e dica: ‘Vieni da me, preparo la cena e possiamo giocare a bridge’. Qua non gioco a bridge.
Generalmente la gente non organizza cene o cocktail party qui in Anghiari, è uno stile di vita diverso. Mi piace organizzare cene, di solito ho gente a cena una volta la settimana, ma ho una regola, gli ospiti devono essere metà e metà, italiani e expat. Non faccio una cena solo con expat. Domani sera quando vieni a cena vedrai che c’è un misto. Fa bene agli expat mescolarsi un po’, ma penso anche che sia comunque più divertente.
A ripensarci mi sento meno uno straniero da quando sono da solo. Tutti sono stati così gentili con me e poi ho fatto volontariato e immediatamente sono diventato parte della comunità. Da quando sono da solo, devo parlare di più, devo fare le cose da solo. Devo sbrigarmela con la burocrazia e cose così… mi sentivo certamente parte della comunità già prima, ma quando sono rimasto da solo e ho scoperto che sapevo fare le cose, che sapevo cavarmela, beh, allora mi sono sentito felice.


Ho intervistato Mark/Marco nell’appartamento nella parte medievale del paese che ha comprato nel 2001 con il compagno Ron Price purtroppo mancato alcuni anni fa. Ad Anghiari Marco si sente a casa. Con me è venuta pure Mirella che traduce queste interviste.
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