Merryl Drakard


Ho intervistato Merryl in una sala riccamente affrescata della biblioteca, situata nella parte rinascimentale del paese, un luogo importante per la comunità che ospita conferenze e presentazioni di scrittori da tutta Italia. Ogni settimana Merryl, molto apprezzata per il suo contributo volontario, organizza anche i ‘tandem’, incontri durante ci si alterna per praticare l’inglese e l’italiano e fare anche nuove conoscenze.
Sono cresciuta in campagna, nella parte meridionale dell’Inghilterra, nella città romana di St Albans, a nord di Londra e ho frequentato un istituto superiore femminile. Mio padre aveva un’attività a Londra e faceva il pendolare, mia mamma si occupava di volontariato. Ho due fratelli più grandi… nonni, una famiglia felice normale…. Ho frequentato una scuola d’arte per un anno, poi ho smesso e sono andata a lavorare per un graphic designer. Dopo ho lavorato come free-lance per un po’, a Londra… era veramente dura.
Il mio rapporto con l’Italia…. Beh, quando avevo sedici anni sono venuta in vacanza a Pesaro, con un’amica e la sua famiglia, e poi, tempo dopo, ho fatto la ragazza alla pari per una famiglia americana, che viaggiava per l’Europa, e abbiamo passato un paio di mesi a Greve in Chianti…. Entrambe le due esperienze furono molto positive.
Dopo l’anno in Europa, sono tornata a Londra (prima ero stata in America per un anno) e ho lavorato là per dieci anni nel campo del market research. Mi sono sposata e ho avuto un figlio… e Londra era orrenda a quell’epoca, negli anni ’70, c’erano rivolte razziali, auto in fiamme davanti a casa. Così mi sono detta: ‘Basta, non ne posso più!’. Andare a stare in campagna vicino a Londra era costoso e così abbiamo pensato alla Francia, visto che ci andavamo spesso. Poi, tramite un amico che aveva una casa a Cortona, siamo stati là per sei mesi, mio marito lavorava per Time Life, poteva vivere ovunque. E il contrasto fra le colline toscane e una parte molto squallida di Londra: ‘Dove preferisci vivere?’ Così abbiamo affittato la nostra casa per sei mesi e poi, quando abbiamo deciso di trasferirci, l’abbiamo venduta.
In realtà ci siamo trasferiti nel ’85… aspettavo mio figlio, mia figlia era nata nel 1980. Abbiamo cominciato a Cortona, e da lì ci siamo guardati in giro. Cortona era costosa persino allora, c’era un sacco di gente di Roma e Milano che aveva comprato una seconda casa là, quindi era cara. E poi Cortona aveva un qualcosa di freddo… non so come dire.
Abbiamo visto un sacco di case, nella zona intorno a Cortona, Castiglion Fiorentino, abbiamo cercato e cercato. C’è voluto un sacco di tempo per trovare il posto giusto. Cercavamo qualcosa che fosse in campagna, ma avesse un buon servizio di scuolabus e fosse abbastanza vicino ad Arezzo, per qualsiasi esigenza. E il posto che abbiamo comprato aveva tutte queste caratteristiche, vicino a Galbino, Tavernelle. È in una posizione bellissima, vivo ancora là.
Quando siamo venuti ad Anghiari era principalmente un paese di operai, la gente lavorava nelle fabbriche locali, non era per niente turistica, per niente. Aveva bei ristoranti, era accogliente, calorosa. Ed era molto, molto meno cara che altri posti. Non conoscevamo nessuno. Nessuno parlava inglese, e non c’era nessun posto dove prendere lezioni di italiano, ma, piano piano, l’ho imparato.
Avere bambini piccoli è un enorme vantaggio, ti apre tutte le porte. Mia figlia aveva sei anni, così ha cominciato le elementari a Tavernelle, erano in otto in classe, e un’altra mamma mi ha detto: ‘Io e te dobbiamo stare unite perché siamo tutte e due straniere, io vengo da Caprese Michelangelo’ (un paesino a una quindicina di chilometri a nord di Anghiari). Per lei eravamo stranieri. A scuola le nostre figlie erano amiche del cuore.
A Cortona avevo insegnato inglese e ho continuato a farlo qui, in Inghilterra avevo fatto un corso TEFL. Dopo un paio d’anni io e mio marito abbiamo divorziato e lui è ritornato a Londra. Così io ho dovuto lavorare a tempo pieno, una mamma single con due bambini piccoli, ho dovuto prendere una ragazza alla pari, non avevo nessun altro aiuto, ho insegnato in tante scuole, in corsi serali. E poi ad Arezzo c’era una scuola meravigliosa, una scuola speciale americana per ragazzi difficili, qualcuno era stato in comunità di riabilitazione, situazioni così, ho insegnato là per 5 anni fino a quando è andata in bancarotta, molto triste, e poi ho insegnato all’università di Siena, nelle scuole, insegnavo inglese e arte.
Quando sono venuta qua non mi mancava per niente l’Inghilterra, mi fa ancora piacere ritornarci per una, due settimane, da turista…. Ad Anghiari mi sentivo a casa, una sensazione che aveva a che fare con il senso di comunità… mi sono sempre sentita accettata in tutto. Da mamma single, all’epoca avevo quarant’anni, avrei potuto essere emarginata, ma non è stato così. E poi io potevo fare cose che alle mie amiche italiane non erano permesse, perché: ‘Oh, lei è straniera, non sa’. Non che io facessi niente di straordinario, ma in un certo senso molte cose mi erano permesse.
Le amicizie sono nate, qualche volta attraverso l’insegnamento dell’inglese, quella che dopo è diventata una cara amica era nella mia prima classe qui, e poi tramite le amicizie dei miei figli, attraverso la scuola. E poi a Tavernelle, per coincidenza, c’erano parecchie mamme single, non di qua, di Milano, Venezia o altri posti, e i nostri figli si sono incontrati a scuola e così noi siamo diventate amiche.
La biblioteca? Be’, i miei figli sono sempre venuti in biblioteca, in Inghilterra andarci è normale, così l’ho sempre frequentata. Mi sono laureata presso l’Open University, in Inghilterra, perché, quando la scuola americana ha chiuso, ho dovuto lavorare di nuovo nelle scuole statali ma a quel punto era necessaria la laurea. Per il corso ho fatto delle ricerche sulle pitture in Comune e quindi sono venuta qui in biblioteca per consultare gli archivi.
Quando la bibliotecaria è andata in pensione, il Comune non aveva soldi per assumere un’altra impiegata. Così un gruppo di noi ha fondato l’associazione, ‘Amici della Biblioteca’, ognuno dedicava qualche ora, ma inevitabilmente, poco a poco, smettevano. Dopo ci sono stati dei giovani che facevano delle esperienze lavorative, un giovane laureato è rimasto sei mesi, un altro un anno…. A quel punto ero la direttrice. Siamo aperti venti ore la settimana, ma di solito non sono qui per così tante ore. Leggo tutto il tempo, mi piace leggere in biblioteca – se avessi venti anni di meno e mi pagassero, sarebbe fantastico!
Penso che Anghiari funzioni come comunità perché ci sono ancora molte delle vecchie famiglie che vivono in paese o nei dintorni e anche per le dimensioni, è grande abbastanza da offrire varietà, ma non troppo da rischiare l’anonimità. Comunque, mi stupisce sempre, quando inizio una nuova classe, che la gente non si conosca: ‘Nati e cresciuti ad Anghiari, voi non vi conoscete, ma io conosco voi’. È grande abbastanza per esserci situazioni così. C’è un alto livello di istruzione qui, un amore per la musica, l’arte… abbiamo eventi, ospiti diversi vengono qui, artisti, musicisti. C’è stato un coro per molto tempo che ha viaggiato per tutta l’Europa.
Sono stata proprio io all’inizio a portare qui la Southbank Sinfonia. C’era un professore americano che per mesi aveva diretto una scuola di opera, in estate. Aveva cominciato a Firenze e poi, dopo qualche anno, era andato a Cortona. Uno dei suoi studenti, che poi è diventato un insegnante con lui, era un mio caro amico. Quando ha avuto problemi con lo stare a Cortona ci ha detto: ‘E se portassi la scuola ad Anghiari?’. Così ho parlato con il Comune e l’abbiamo fatto per due anni, è andato benissimo, la gente del paese veniva a tutti gli spettacoli. Purtroppo, dopo il secondo anno, proprio alla fine del corso, è morto qui ad Anghiari. Così io e la mia amica Lizzie abbiamo cercato qualcuno che fosse interessato all’opera e abbiamo cercato qualcuno per continuare con l’opera e abbiamo trovato Simon Over, ma lui ci ha detto: ‘Mi dispiace moltissimo, non posso fare un’opera, perché ho appena fondato un’orchestra, cosa ne dite se porto l’orchestra?’ ‘Fantastico!’ – abbiamo risposto. È così che abbiamo iniziato, doveva essere il 2002 e vengono ancora ogni anno per una settimana a luglio. Io mi sono occupata di tutta l’organizzazione per molti anni e così ovviamente ho conosciuto un sacco di persone.
Cos’ha Anghiari di speciale? È la mia casa. E penso che sia dovuto al fatto che mi sento accettata, molti italiani sono aperti, o almeno lo sono all’inizio, che poi si diventi amici di qualcuno, è tutta un’altra storia. Ma c’è questo senso di apertura verso gli altri, mi sento veramente di appartenere qui, ad Anghiari.


Ho intervistato Merryl in una sala riccamente affrescata della biblioteca, situata nella parte rinascimentale del paese, un luogo importante per la comunità che ospita conferenze e presentazioni di scrittori da tutta Italia. Ogni settimana Merryl, molto apprezzata per il suo contributo volontario, organizza anche i ‘tandem’, incontri durante ci si alterna per praticare l’inglese e l’italiano e fare anche nuove conoscenze.
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