Milva Marzi


Ho intervistato Milva e il figlio Lorenzo nella cantina adiacente al loro negozio, ‘Il Pizzicagnolo’, al confine tra la città medievale e quella rinascimentale, dove si possono comprare ottimi prodotti locali. Sullo scaffale c’è la foto di matrimonio dell’altro figlio che ora vive in Nuova Zelanda.
Io sono nata in un piccolo paesino, una frazioncina di Anghiari che si chiama Motina, che è qui a tre chilometri di distanza. Fino a diciotto anni sono rimasta lì con i mei genitori, fino a che non ho conosciuto mio marito, avevo quattordici anni, siamo stati fidanzati otto anni, dopo di che mi sono sposata nel 1984 e sono venuta ad abitare qui ad Anghiari.
Ho il cuore in questo paese... mi piace il rapporto che ho con gli anghiaresi, siamo tutti una famiglia…. Siamo tutti amici, abbiamo sempre il sorriso delle labbra, quando ci incontriamo, ci salutiamo, ci conosciamo tutti, è bello, un sorriso sincero. Questo è molto positivo. E poi sapere che chi incontri lo conosci, ti dà sicurezza, ti puoi fidare, che è una cosa bella.
L’incontro classico con gli amici di Anghiari: ci salutiamo, ‘Oh ciao, andiamo al bar’, si prende il caffè, si parla del più e del meno, ci si racconta delle cose positive e negative, sempre nei limiti di quello che possiamo dire, passiamo un’oretta insieme e questo è molto bello. L’incontro non capita tutti i giorni, può capitare una volta al mese, perché andiamo sempre di fretta, troppo di fretta. Qui nel negozio proprio mordi e fuggi, un saluto e poi…. Invece quando siamo fuori con un po’ più di libertà, possiamo dedicare qualche minuto, mezz’ora, un’oretta, agli amici, parlare, prendere un caffè insieme, un tavolino al bar, è molto bello questo.
A chi dare più fiducia richiede tempo, con la conoscenza, ma nel nostro paesino qui ci conosciamo da anni e quindi…. Non è che tutti siamo simpatici a tutti o viceversa, però c’è questo rapporto pulito, limpido, questo rapporto di rispetto reciproco, di volerci aiutare anche, se possiamo farci un favore, volentieri. Infatti, quando viene qualcuno da noi, qualche turista, ci fa sempre i complimenti perché siamo solari, siamo sorridenti …
Fare un sorriso a chi si saluta è tipico nostro. Ce lo dicono tutti, chi arriva, che trovano questo grande calore, accoglienza. Per questo che tornano tanti turisti, tutti gli anni, per l’accoglienza che trovano. E anche perché gli piace il paesino che è bellino…
Il turismo è una cosa molto positiva qui, perché altrimenti Anghiari senza turismo morirebbe. Noi viviamo mesi invernali, io parlo anche come attività commerciale, noi viviamo i mesi invernali con poco incasso, perché gli abitanti, sui seimila, adesso sono anche un po’ scesi, siamo pochi e quindi d’inverno senza turismo è una cosa molto morta, molto triste. Non si vivrebbe, ha capito? Si vive di turismo. Inizia a marzo, in primavera, a marzo, si protrae fino a tutto settembre.
Come attività commerciali noi ci impegniamo a creare un qualche cosa che attiri il turismo, delle feste, delle fiere, dei mercatini…. D’inverno facciamo piccole cose, che ne so, a Natale facciamo il vin brûlé, cuociamo le castagne, però è tutto per noi abitanti. Invece d’estate organizziamo tante più cose, la musica, i mercatini, facciamo la festa dei fiori, ci sono tante, tante cose, c’è il palio della Battaglia di Anghiari, in giugno, e poi la fiera dell’antiquariato che viene ora di aprile, e poi ci sono i 100 gusti in novembre, via via c’è sempre qualcosa di bellino, porta tanta gente. Vengono un po’ dappertutto, anche dall’Italia, perché Anghiari, come saprete, è stato classificato uno dei borghi più belli d’Italia, quindi ora se ne parla…
Abbiamo questo negozio da sette anni, ad aprile sono sette anni. Mio marito lavora in banca, da tanti anni, a Monterchi. Questa è la mia attività con i miei figli. Io ho lavorato vent’anni in un tomaificio, dopo ha fallito, ha chiuso, quindi ci hanno mandati via. Io avevo sempre avuto nel mio cuore l’amore per una attività, perché mi piace stare a contatto con la gente, dialogare… abbiamo trovato questo negozio che lo davano via.
Prima all’inizio io, sola, perché Lorenzo andava a scuola. Poi finita la scuola, è venuto anche lui, poi due eravamo pochi, perché il lavoro aumentava. Allora la mia figliola, Monica, le abbiamo proposto di licenziarsi dal suo lavoro, venire qui. Come sapete, prendere un operaio extra è una spesa, lavorando in famiglia possiamo dire: questo mese prendiamo 500, ce li dividiamo in tre, quest’altro duemila e ne prendiamo un po’ più. Lavoriamo insieme e aspettiamo. Sì, qualche piccolo battibecchino, sì, però niente di eccezionale, penso sia normale essendo insieme tutto il giorno, tutte queste ore. Se c’è qualcosa da dire, ci chiariamo e tutto lì, finito.
Monica è sposata, abita sempre ad Anghiari, qui vicinissimo. Lorenzo invece abita con me, a San Lorenzo, è una frazioncina di Anghiari, saranno due chilometri e mezzo. Per quanto non lo so, perché è fidanzato, quindi, prima o poi, deciderà di andarsi a fare una vita anche lui, giustamente.
L’altro figlio, Roberto, è andato in Australia nel 2012, è stato un anno. Lui è andato lì perché ha sempre avuto desiderio di vedere il mondo. Non è che è andato perché non aveva lavoro, perché il lavoro ce l’aveva, aveva un lavoro fisso, a tempo indeterminato. Lavorava qui vicino a pochi chilometri, una fabbrica, la Sensus, fanno i colori (per capelli). Lui sa le lingue, quindi l’avevano messo a spedire i pacchi all’estero. Però lui aveva questo desiderio di girare il mondo, di vedere tutto, dal museo all’archeologia, tutto e quindi la prima tappa l’ha fatta in Australia.
Prima di partire, lui già aveva il lavoro, a Perth, poi Albany. Lavorava negli ostelli, nelle fattorie e poi nella foresta, si spostava per vedere vari posti, si è trovato molto bene, è stato pagato bene. È tornato dopo un anno e poi è ritornato in Australia, dopo un anno perché lui dice: ‘Io lì ho lasciato il cuore’. Qui ha il cuore per noi famiglia, lì ha il cuore per la terra, per le persone, che lui ha raccontato a noi che siete persone molto sincere, sorridenti, tutti amici…lui si è trovato molto, molto bene lì.
Poi dopo ha conosciuto la sua ragazza, una tailandese, io ero più contenta perché sapevo che aveva questa compagnia, non era più solo…. Adesso sono in Nuova Zelanda è proprio agli estremi. Mi sento… da una parte sono contenta perché so che è la sua felicità, da una parte mi manca. Però lo vedo sempre, con il cellulare adesso…. Tutti i giorni, ci messaggiamo, ci mandiamo le foto, ci mandiamo le notizie del più e del meno…. Lui lo sa: ‘Io non verrò a trovarti, mi dispiace, ma io non potrò venire a trovarti perché io non ci vado nell’aereo, attacchi di panico’. Lui e sua moglie sono stati insieme qui in Italia, sui tre mesi. Quando sono ripartiti, sono stati un po’ in Tailandia, poi sono stati in Australia, e dall’Australia in Nuova Zelanda, dove pensano di fermarsi per un anno. Poi torneranno, almeno a trovarci, non lo so!
C’è qualcosa che vi potrei aggiungere sul senso che abbiamo qui di famiglia, di comunità. Ad Anghiari abbiamo formato una Caritas, per persone che hanno bisogno. Significa che ci sono quattro-cinque volontari che si prendono cura di procurare cibo, abbigliamento e qualche volta pagano anche le bollette a queste persone che non riescono ad arrivare a fine mese. È la chiesa che predispone di questo ambiente e anche i preti stessi per fare questo centro di accoglienza, per dare aiuti umanitari alle persone bisognose, più che altro per chi ha difficoltà a mangiare. Italiani e non italiani, tutti, non c’è razzismo, no. È un posto aperto a tutti, c’è tanti immigrati qui.
Sì, sì, c’è molta religione qui ad Anghiari…. La chiesa è sempre piena la domenica, molti bambini portano in chiesa, li abituano fin da piccoli. Questo contribuisce a creare, a mantenere la famiglia unita. A Natale, Pasqua usa fare il pranzo, tutte le generazioni, tutti insieme. C’è chi magari ha i parenti a Roma, vanno a Roma oppure da Roma vengono qui, sono questi momenti proprio per ritrovarsi insieme le generazioni.


Ho intervistato Milva e il figlio Lorenzo nella cantina adiacente al loro negozio, ‘Il Pizzicagnolo’, al confine tra la città medievale e quella rinascimentale, dove si possono comprare ottimi prodotti locali. Sullo scaffale c’è la foto di matrimonio dell’altro figlio che ora vive in Nuova Zelanda.
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