Paolo Carbonaro


Paolo è il direttore del centro per anziani di San Lorenzo a Sansepolcro. Me l’ha presentato Angela, la giornalaia, che lo vede ogni mattina quando passa da lei per comprare il giornale mentre va al lavoro e che ha pensato che sarebbe stato interessante per me fargli un’intervista. Sono molto grata a lei per questa presentazione e a Paolo che, nonostante i suoi gravosi impegni, ha trovato il tempo per parlare con me.
Ho intervistato Paolo nell’ACS (Anghiari centro studi). L’intervista condotta in italiano è stata poi trascritta e tradotta in inglese da Mirella Alessio. Questa è una versione editata.
Io sono nato il 28 maggio 1971 a Città di Castello a pochi chilometri da qua, ma sono da sempre vissuto a Sansepolcro. Siamo una bella famiglia, ho 2 fratelli, Marco ha un anno più di me, è del ’70, Giovanni è nato nel 1979 e una sorella Anna nata nel 1989. Mio babbo ha lavorato come impiegato prevalentemente in una ditta di trasporti, mia mamma in un ufficio in ospedale. I genitori stanno bene tutti e due.
Ho fatto elementari, medie e ragioneria a Sansepolcro, mi sono laureato in Sociologia a Urbino. Un anno importante per me fu il 1992: invece del servizio militare ho fatto il servizio civile, feci assistenza ad anziani e bambine con handicap anche importanti e così conobbi la Caritas di Sansepolcro. Da lì è iniziato, tanti anni dopo, il mio lavoro. La decisione di studiare sociologia… mi piacevano gli studi umanistici e l’anno in cui feci l’obiettore mi fece fare delle esperienze importanti, conobbi ragazzi che facevano l’università che mi appassionarono come non prima alla lettura, ma ho visto che anche il servizio civile mi piaceva molto, mi dava soddisfazione stare con persone che avevano bisogno di assistenza.
Nel 1999, a 28 anni, iniziai a lavorare in una casa di riposo per la cooperativa per cui lavoro ancora oggi. Mi piaceva dare assistenza fisica materiale: alzarli la mattina, lavarli, ma anche offrire vicinanza, ascolto, stare insieme. L’importanza dell’ascolto… credo che sia uno dei bisogni principali di ognuno di noi, sentirsi ascoltato, accolto, stimato, benvoluto. In una casa di riposo sei una delle persone più vicine, un lavoro che mi dava piacere farlo, lo facevo con molta soddisfazione.
Dal 1999 al 2004 ho fatto l’operatore addetto all’assistenza ma poi nel 2004 scelsero me come direttore della RSA, avevo 33 anni. Sono direttore di San Lorenzo, detto anche Schianteschi, con sede principale a Sansepolcro, nel centro storico, Villa Serena e Santa Marta, a Porta Romana, il centro diurno che era delle suore di clausura, una struttura per adulti con lievi disabilità, non sono poi tanto lievi, hanno disturbi psichiatrici importanti, depressioni, prevalentemente seguite anche dal Distretto di Salute Mentale.
Noi nasciamo, siamo figli del movimento del volontariato iniziato intorno al 1986. C’era questo gruppo di donne di Sansepolcro, molte cassintegrate della Buitoni che non potendo più lavorare si son messe insieme con persone carismatiche, il vescovo don Giacomo Babini e suor Giuseppa Garrido, una suora spagnola della Misericordia. Crearono questo gruppo di volontariato che iniziò a portare gli anziani d’estate a fare le vacanze nelle vicine campagne e poi una volta alla settimana si trovarono per fare festa allo Schianteschi. Andavano all’ospedale di Sansepolcro, nell’ora dei pasti, a fare compagnia, assistere, dare da mangiare. Nel 1997 nacque una cooperativa di soci Onlus, non a fini di lucro, i servizi aumentarono, inclusero il centro diurno e non bastava il volontariato. Allora, si era all’inizio, con 8- 9 soci, oggi siamo più di 90 soci lavoratori. Il volontariato continua sempre, ma sono due realtà separate, ma che lavorano insieme.
Mi manca il rapporto stretto con le persone che assistiamo, ma ora mi devo occupare più degli ingressi, dei famigliari, coordinare il lavoro degli operatori. Ma ho sempre ho un rapporto molto personale con gli anziani, mi vedono, mi salutano, mi fanno festa, anche io saluto gli anziani, specialmente quelli del diurno che sono più vicini a dove lavoro. Per me è importante l’ascolto, la vicinanza, una parola.
Si diceva una volta che in questi tipi di lavoro bisogna mantenere la giusta distanza, invece no, bisogna avere la giusta vicinanza, per aiutare noi stessi e gli altri. Non è facile fare il nostro lavoro, non è per tutti, ci va la giusta sensibilità.
In questo lavoro si impara l’importanza del dare: io ho avuto la fortuna di venire da una famiglia di fede, nonna Vilma, zia Maria, persone con una fede importante, probabilmente mi hanno lasciato qualcosa di importante. Mio babbo, Vincenzo, è un uomo generoso, di grande integrità, fortemente dedicato alla sua famiglia. Mia mamma, Gemma, mi ha insegnato molto, è ancora molto attiva… la sua generosità la dimostra con la sua vita… è nostro solo ciò che diamo agli altri, diventa più vivo.
La fede ha sempre avuto un ruolo importante nella mia vita e nel mio lavoro, chiedo al Signore che mi aiuti tutti i giorni. Sono sottoposto nel mio lavoro a tante criticità, è importante chiedere aiuto per accettare le cose della giornata. Devo andare preparato, non siamo mai pronti, però ti dà qualcosa in più, le nostre forze umane sono limitate, possiamo fare la nostra parte, ma possiamo ben poco rispetto ai risultati. Io sono sempre stato vicino alla parrocchia, faccio parte del coro, siamo amici con don Alessandro.
Una cosa speciale di Anghiari è la quantità di associazioni di volontari, dalla bicicletta con l’Intrepida, la Pro Loco, il Carnevale, domani c’è la festa dell’Ascensione, sono molti i volontari che partecipano, la Misericordia, il 29 giugno, giorno dei Santi Pietro e Paolo, si commemora la Battaglia di Anghiari, ogni 5 anni la Scampanata, il gemellaggio estivo con la Southbank Sinfonia, gli inglesi vengono a suonare qua perché c’è un terreno che accoglie gli stranieri.
Per quel che riguarda il futuro… i giovani vivono un momento difficilissimo, noi eravamo molto più fortunati, si stava bene, c’era ancora il boom economico, la nostra vita era più semplice, andavamo a scuola stavamo insieme con gli altri ragazzi, giocavamo al pallone, una vita molto concreta, molto reale. Non dipende da loro, ma questa vita social virtuale è molto più individualistica, sotto il giudizio degli altri. Vedono un mondo brutto, di arroganza, l’uso delle parole divisivo che vuole prevaricare l’altro. Noi dovremmo aiutarli, non ritirarci, farli uscire di casa, con i loro amici, aiutarli a creare, a costruire insieme per capire che la vita è fatta di relazioni.
Abbiamo avuto nei giorni passati quatto ragazzi di 17 anni, due ragazzi e due ragazze, che hanno fatto l’indirizzo socio-sanitario. Hanno fatto un servizio bellissimo di due settimane, hanno portato iniziative, sono stati in ascolto degli anziani, interessati, sicuramente da noi hanno trovato un terreno fertile che li ha accolti.
Noi siamo fortunati ad avere don Alessandro, un sacerdote giovane che conosce la realtà del posto, che è nato qua. Sta facendo un bel lavoro, il Giornalino, l’oratorio… però anche lui come tutti deve essere aiutato, è meglio coinvolgere tante persone. A Sansepolcro hanno creato un oratorio aperto durante le giornate come ad Anghiari. Sono ambienti dove non c’è la competitività, vieni accolto, valorizzato, stimato per quello che sei, sono ambienti favorevoli per la crescita della persona.
Io e mia moglie ci siamo sposati il 16 luglio del 2000. Ci siamo conosciuti da giovani a vent’anni a Sansepolcro andando a ballare insieme, frequentando gli stessi luoghi, ci ha unito anche un percorso di fede, tramite le suore del Cenacolo di Montauto, che non ci sono più, ci hanno unito molto, come visione della vita. Abbiamo un figlio, Pietro, ha 23 anni, sta studiando Lettere a Firenze, sta finendo il terzo anno, poi andrà a Bologna, adesso sta con noi. Io mi son trasferito qui quando mi sono sposato perché mia moglie viene da una famiglia di origine contadina che sta ad Anghiari.
Mia moglie fa la maestra di religione ad Anghiari, è molto appassionata e io mi ritengo molto fortunato che abbia accettato questa mia disponibilità al lavoro.
Vorrei ringraziare Mirella per una collaborazione molto congeniale.
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Paolo Carbonaro