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Silvia Dressler

Ho intervistato Silvia nel ristorante ‘Da Alighiero’ che si trova nella parte medievale di Anghiari. Lei e il marito Gianni ne sono i proprietari: Silvia cucina e Gianni accoglie i clienti nella sala.

Sono nata in Germania nel 1966, a Werne, in Westfalia, e ho vissuto e sono andata a scuola a Hagen, vicino a Dortmunt, in Westfalia. Sono andata a un ginnasio artistico.

Sono venuta ad Anghiari proprio per caso. Avevo diciassette anni, con le mie due migliori amiche abbiamo deciso: ‘Andiamo in Toscana in vacanza’. La mia amica aveva trovato un annuncio su una rivista di Anghiari, un tedesco affittava camere e posti per campeggio e ci siamo prenotate. E lui ha detto: ‘Però devi avere la macchina’. Una di noi aveva una Deux Chevaux e i nostri genitori: ‘No! Non è possibile fare questo viaggio lungo con la Deux Chevaux, non arrivate …’. E abbiamo fatto questo viaggio, siamo arrivate su a La Scheggia, ventiquattro ore, un viaggio lunghissimo. Io e l’altra mia amica abbiamo detto: ‘Qui ci riposiamo e poi andiamo via, non c’è niente!’ E l’altra mia amica: ‘Oh dio, che bello!’

E così siamo arrivate ad Anghiari, abbiamo girato, siamo tornate, siamo andate al mare, poi siamo tornate ad Anghiari perché era tanto più bello qui che al mare. Era Ferragosto, terribile! Allora siamo tornate e siamo state benissimo…. Piero della Francesca, e i posti e il mangiare e la gente, l’ospitalità, abbiamo conosciuto amici…. Eravamo tre ragazze tedesche, in vacanza, qui, nell’86 non c’erano turisti e tutti: ‘Uh, le tre ragazze tedesche!’ Tutti erano gentili, ti invitavano a cena, tutti, perché era proprio una cosa non usuale. Parlavamo poco italiano: buongiorno, fame, come va, grazie, prego, queste cose così, poco italiano.

L’anno dopo siamo ritornate e poi ho conosciuto Gianni…. Prima non mi piaceva e poi siamo andati in vacanza insieme, per caso, con altri amici, siamo andati in Sardegna e lì è nata la nostra storia, nell’85. Ci siamo incontrati qui e poi in Sardegna l’ho conosciuto meglio. Io ero iscritta all’università: ‘Finita l’estate, finito l’amore’ e lui ha detto: ‘Ah, se la pensi così, finisce subito’, ‘Com’è possibile, io in Germania, tu in Italia…?’ Poi lui è venuto a trovarmi in Germania diverse volte e poi ho detto: ‘Mamma, io provo per un anno, vediamo…’. Era l’86, è diventato un anno un po’ lungo.

All’inizio mia mamma non era contenta. Io sono l’ultima figlia di tre, dopo un intervallo di dieci anni, la piccolina di casa, la mia mamma: ‘Così lontano, mai’. Due settimane dopo la mia mamma è venuta, la prima volta che ha preso il treno da sola e che è andata all’estero, per vedere come stavo, dove abitavo. È andata a casa che piangeva perché io ero lontana. Abbiamo cominciato con una casa piccola al centro storico, non so se tu hai visto queste case dentro, nell’86 non c’era il riscaldamento nelle case vecchie, c’era la stufa a legna, buio, non avevo la lavatrice, era una cosa bellissima per noi, il nostro nido d’amore. Per la mia mamma… lei è tornata a casa, ha detto: ‘Oddio, è peggio che me 50 anni fa’, però lei l’unica cosa che mi ha chiesto: ‘Sei felice?’ Allora… tranquilla. 

Prima abbiamo lavorato con la sua famiglia, in piazza avevano il bar. Per un anno e mezzo abbiamo lavorato là e poi noi due abbiamo deciso di fare una cosa da soli e abbiamo preso La Pineta e questo l’abbiamo fatto per tre anni e dopo c’era questo ristorante in vendita. Il primo gennaio ’91 abbiamo aperto noi e prima apparteneva ad Alighiero. Quando abbiamo comprato noi, ci sembrava brutto togliere il nome suo, lui è stato qui per trent’anni e poi i muri sono suoi, e allora abbiamo lasciato Alighiero. Lui veniva a prendere i soldi tutti i mesi, era la sua pensione, lui veniva, diceva: ‘Bene, bello che l’avete fatto’ perché l’abbiamo cambiato… lui era molto contento. Qualche volta l’abbiamo invitato, però… gente di una mentalità molto vecchia, non è che escono tanto. È morto l’anno scorso, all’età di ottantacinque anni.

All’inizio la gente: ‘Una tedesca in cucina, no, non è possibile!’  Allora io, con la mia tenacia, ho detto: ‘Ora vi faccio vedere’. Io ho sempre adorato la cucina, era una mia passione, da sempre, a casa mia con la mia mamma, la mia mamma faceva tutto, marmellate, dolci, pane, biscotti, e per me è sempre stato un piacere stare in cucina con la mia mamma. Il cambiamento in cucina non è stato difficile perché gli ingredienti sono buonissimi qui, e quando hai dei buoni ingredienti… piano piano: ‘Però, fa la pasta da sé, ma buona poi…’. Avevano il pregiudizio, ma hanno cambiato idea. Poi abbiamo avuto tante gratificazioni dalle guide, dalla gente che hanno dato il loro parere, che hanno detto: ‘No, guarda che poi sono bravi, si danno da fare’ perché poi abbiamo sempre cercato di fare qualcosa un pochino diverso.

Hanno apprezzato, dopo eh! Dopo, vengono. Abbiamo qualche famiglia che vengono sempre per compleanni, per Pasqua… per le occasioni. Perché sai cos’è? Quando tu vai a mangiare, vai a mangiare fuori. Così quelli di Sansepolcro, vengono qua, io ho tanta gente di Ravenna, di Città di Castello, di Arezzo, e quelli di Anghiari vanno a Sansepolcro, vanno a Arezzo, è un giro. E tanti che vengono qui sono gli stranieri che hanno una casa qui.

Ci sono veramente tanti stranieri che vivono ad Anghiari, che hanno una casa, che vengono sempre in vacanza. Non è quel turismo da pullman, è un turista come te, che è interessato, che gli piace la cultura, gli piace conoscere la gente…

Qui le radici sono molto profonde e non c’è il rischio che il turismo cambi questa situazione. E poi gli stranieri cercano tutti di adeguarsi allo stile di vita italiano, non vogliono essere considerati stranieri, vogliono imparare l’italiano, vogliono imparare a fare la pasta. D’estate tengo classi di cucina, insegno la cucina italiana… Chi viene qui è diverso da quelli che vanno, per esempio, a San Gimignano o Rimini.

La gente che viene qui sta per un po’… è un turismo lento questo, come slow food. E dato che non c’è tanto da vedere, ti metti a sedere su una panchina, chiacchieri con un vecchio che passa, non c’è tantissimi negozi, non è Arezzo che puoi fare veramente shopping, e così tu ti mangi un gelato e ti gusti l’atmosfera.

È gente tranquilla che vengono qua, che prendono la vita… forse cercano anche un posto dove possono andare piano, senza traffico, abbiamo tre semafori. Se tu vai a Firenze, Roma sono città che corrono. Tu vieni in un paese così, anche se prendi la macchina è bello guidare, magari vai a Monterchi, sono posti che te li godi così, delle grandi passeggiate… io sono andata a piedi da qui a La Verna.

D’estate c’è parecchia gente, per esempio, quando c’è la Sinfonia di Londra e sono quindici anni che vengono a giugno e fanno questi concerti nelle piazzette, e per una settimana c’è tanta gente, però gente che mi piace.

Dalla fine degli anni ’80, globalisation è arrivato anche qui!

Tutti i nonni qui avevano un pezzo di giardino con insalata, la verdura, la domenica si mangiava il pollo arrosto, il tacchino della nonna. Tutta roba molto genuina, e all’inizio degli anni ’90 ha aperto il primo supermercato a Sansepolcro, si compra la roba pronta. Prima tu dovevi andare dal macellaio a prendere la carne, dal fruttivendolo a prendere la frutta, dal pizzicagnolo a prendere il pane, e ti ci voleva tanto tempo a fare la spesa. E poi il macellaio ti domanda: ‘Come sta tuo suocero? Come sta tua cognata?’. Tutto con un ritmo lento, adesso la gente ha fretta. E i bambini mangiano il fast food, patatine, dolci del supermercato, prima mangiavano una fetta di pane con olio e il pomodoro. Anghiari forse ancora per un po’ è diverso. Però c’è tanta agricoltura, la gente qui vive di agricoltura, devono andare con il tempo, con il clima, con il cambiare delle stagioni e ancora ci sono dei ritmi che devi seguire per forza.

Quello che in particolare mi piace di Anghiari è il fascino del vecchio, che vive il quotidiano oggi. Qui sembra di essere in una favola, con delle cose vecchie, antiche, che, come questo ristorante, questi sassi raccontano, c’è storia in tutti i posti, i sassi parlano. E tu guarda, questo arco fuori, una volta c’era un grande portone, ora ci si passa con la macchina, ma non si passa bene … le cose vecchie che comunque ti danno il piacere del vissuto …. Io non te lo so spiegare bene … si vive immersi nella storia. In Germania, nella mia città, tutto è stato distrutto dai bombardamenti, se c’è una torre antica, la gente è sorpresa: ‘Questa è una torre antica!’ qui tutto è antico….

 Io sono nata in Germania e mi sento tedesca. Mi ricordo una volta, non ero stata a casa per tre anni, quando ho visto il nome della mia città, ho detto ‘casa’. Ma poi dove stai bene, dove hai i tuoi cari, è casa, ora la mia famiglia è qui, ho fatto casa qui. Quando vado in Germania dico sempre: ‘Vado a casa’, poi quando sono a casa, dico alla mia mamma: ‘Vado a casa’, io ho due case.

 

Vuoi andare lontano, vuoi essere vicino, adesso per fortuna ci sono questi aerei che ti portano sempre più vicino. Io vado in Germania una volta al mese a vedere la mia mamma, il mio babbo è morto. Così parto martedì che è chiuso e torno sabato mattina, tre giorni. Posso fare così perché prendo l’aereo a Perugia alle otto del mattino, alle quindici sono a casa, facile. Venti euro, andata e ritorno!

Io sono cresciuta in città, sono abituata… voglio fare un corso di macramè, in città lo troveresti, però, se dovessi scegliere, sto in paese. Qui io apro la porta, vado a fare grandi passeggiate, vado in bicicletta, vado a correre… È un posto speciale perché abbiamo la pianura, le montagne, i fiumi, siamo vicino ai laghi, il mare a un’ora e mezza, è un po’ in mezzo a tutto, e poi c’è l’arte. E poi io credo, in fondo, tutti sappiamo che fa meglio al nostro senso interiore… penso che è per questo, perché tutti quelli che vengono qua si rendono conto che questo ci fa bene. Fai un bel respiro profondo e rilassati. Qui che corri?

La vacanza per noi è sempre d’inverno perché c’è poco lavoro, tre settimane. C’era un periodo che abbiamo viaggiato molto, lontano, Tailandia, Cuba, Giamaica, America, adesso stiamo invecchiando…

È un grande piacere stare a casa, accendere il camino, di vivere la casa, perché io vivo nel ristorante. Io a casa mia il frigorifero è sempre vuoto, perché io mangio qui, allora per me vacanza è stare a casa, godermi la mia cucina, il giardino, anche d’inverno. Poi abbiamo ristrutturato una vecchia casa qui a Anghiari, un grande lavoro. Qui abitiamo noi (disegna la piantina), qui ho un forno a legna che funziona benissimo, queste piante, qui è il giardino, è lavanda, le ha piantate la mia mamma.

Andavo spesso a trovare un’amica a casa dei suoi genitori e da là si vedeva una vecchia casa abbandonata con questi due meravigliosi alberi davanti. Pensavo: ‘Di chi è quella casa? Non capisco perché non ci viva nessuno’, me ne ero innamorata. Poi un giorno Gianni è arrivato e ha detto: ‘Sai cosa? Ho comprato una casa’, ed era proprio quella!

Viviamo in questa casa dal 2008. All’inizio stavamo qui, nel centro storico, poi sulla strada in salita e poi per vent’anni vicino al Castello di Sorci, in campagna…. Quindi questa casa è abbastanza recente, ma mi sembra di starci da sempre, zappo, pianto. Ho portato delle rose antiche dalla casa di prima, rose rosa. Ho portato delle radici e le ho piantate e ho cinque cespugli enormi con dei fantastici fiori profumati. Faccio la gelatina di petali di rosa e te ne darò un barattolo, ne sono avanzati due dall’anno scorso, ne avrai uno.

Noi viviamo qui, nel ristorante, non è solo il nostro lavoro, viviamo veramente qui. La maggior parte della giornata sono qua, non a casa, questa è definitivamente casa. E chi entra, sono ovviamente dei clienti, rappresentano il nostro guadagno, ma spero che, e molti me lo dicono, spero che si sentano a casa. Non vorrei che si sentissero come in un ristorante, vorrei che si sentissero a casa, a loro agio. Il nostro obiettivo è che la gente ritorni, per noi è il complimento migliore. È così bello, la gente dice: ‘Abbiamo preso la terrina di verdure, due anni fa’!

Vogliamo condividere la nostra passione, per esempio, nessuno mi ordina di raccogliere i petali per la gelatina di rose… lo faccio per passione, proprio come la faceva mia mamma. Ci fa piacere offrire un biscottino, un bicchiere di vino e costa così poco. Questo è veramente quello che vogliamo: far felice la gente.

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Ho intervistato Silvia nel ristorante ‘Da Alighiero’ che si trova nella parte medievale di Anghiari. Lei e il marito Gianni ne sono i proprietari: Silvia cucina e Gianni accoglie i clienti nella sala.

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Silvia Dressler

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