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Stefanie Risse

Stefanie ha collaborato con la LUA, la Libera Università dell’Autobiografia, fin dalla sua fondazione nel 1999. Da allora, con Anna Noferi, ha coordinato il Circolo di scrittura autobiografica a distanza. Quest’anno, mentre ero ad Anghiari, ho frequentato i loro incontri settimanali durante i quali si leggono lettere scritte a mano. L’ho intervistata a Palazzo Testi, la nuova sede dell’università.

Vengo dalla Germania, dalla Germania ovest per essere precisa. Sono nata nell’ottobre del 1959 in un piccolo paese vicino a Francoforte sul Meno. Eravamo una famiglia tranquilla, padre, madre, mia sorella Susanne – 7 anni più grande di me - con una bella casina, un giardino, una gatta. I nonni e altri parenti abitavano lontani, li ho conosciuti soltanto quando ci facevano visita oppure quando noi ci mettevamo in viaggio nel nostro Maggiolino, per raggiungere i nonni a Loerrach. Mio padre aveva 50 anni quando sono nata, aveva già avuto il primo matrimonio con due figlie; era stato in guerra in Russia, era tornato dalla prigionia soltanto nel 1949, dieci anni prima della mia nascita.

La mia infanzia è stata felice. Stavo bene, ero una bambina allegra e attiva, ma il periodo spensierato è finito con la fine della scuola elementare che, per un regolamento eccezionale di quei tempi, ho finito già a 9 anni per entrare nel liceo di Kronberg. Il passaggio è stato difficile: nello stesso anno ho avuto un infortunio grave, il morso in faccia di un cane, e mio padre si è ammalato di un tumore.  Erano gli anni ’60 e le contestazioni studentesche si facevano sentire anche nella nostra scuola e nella nostra famiglia. Ricordo disperate discussioni in cui noi due sorelle incolpavamo i nostri genitori per quello che era successo nel periodo del nazismo. Solo negli anni ‘60 e ’70 tutte le verità sullo sterminio degli ebrei venivano divulgate anche dai media, anche nelle scuole.

In famiglia la situazione spesso era pesante, specialmente con mia madre che non era affatto d’accordo con me, né io con lei! Per fortuna, appena quindicenne, ho trovavo il mio primo amore Till con cui ho fatto viaggi indimenticabili: a 16 anni, zaino in spalla, siamo arrivati in Spagna, con l’autostop e con pochissimi soldi in tasca. In quel periodo le mie migliori amiche erano Eva Maria, Angela, Ingrid, Eva … ed erano infinite le nostre avventure e disavventure, e le nostre risate.

Negli ultimi anni di scuola mi era presa la passione per lo studio, per mia fortuna il sistema scolastico era stato riformato e così potevo iniziare a concentrarmi sulle materie che mi piacevano. In particolare, la letteratura e le lingue, ma anche scienze politiche. E quando era il momento mi sono iscritta alla Freie Universitaet di Berlino Ovest. Era nel settembre del 1978, avevo solo diciotto anni quando presi le mie due valigie e partii per Berlino Ovest, allora raggiungibile soltanto sulla via di transito che traversava la Germania Est, con duri controlli alle frontiere. Ma una volta arrivata a Berlino, lì respiravo l’aria della libertà!

Il periodo di Berlino era un periodo di esperimenti, su tutti i fronti. Politicamente, per me, il movimento dei Verdi, che nasceva allora proprio lì, e quello anarchico delle occupazioni delle case, in particolare nel quartiere di Kreuzberg. Mi cimentavo tra corsi di ceramica a quelli di step-dance. Era dolorosa la separazione dal mio ‘vecchio’ amico Till, ma già nel primo semestre mi ero innamorata di Bruno! Poi, durante tutti questi anni ho sempre lavorato, sono fiera di poter dire che i miei studi me li sono in gran parte pagati da me: i primi anni facevo la commessa in una cartolibreria e poi ho trovato lavoro come giornalista nella redazione locale della TAZ, un giornale di sinistra. Ho frequentato varie facoltà, da anglistica e giornalismo sono passata a sociologia e filosofia, per finire con le tesi in Storia e Lettere. Erano anni di esperienze profonde in tanti settori che dovevano però finire… alla fine sentivo il desiderio di verde, di campagna, di aria pulita … di un nuovo inizio.

Come vanno le cose in quell’età… per caso, più o meno. Non ci si rende mica conto che possono essere decisioni per la vita. La vita sembra aperta e infinita, piena di possibilità, di strade da prendere. Ero insieme alla mia amica Eva Maria quando, quasi scherzando, abbiamo deciso di lasciare Berlino per fare esperienze nuove da un’altra parte. Abbiamo valutato varie opzioni e poi…l’Italia! Non conoscevamo veramente il paese, ma ci piaceva la musica, Lucio Dalla, Gianna Nannini e il movimento di Lotta Continua; io adoravo Umberto Eco e avevo studiato i testi di Carlo Ginzburg, avevamo visto Dario Fo e Franca Rame, frequentavamo la ‘Osteria Numero 1’ a Kreuzberg, mangiavamo sempre volentieri spaghetti e pizze e bevevamo fiumi di vino del Chianti. E insomma: l’Italia ci sembrava una meta giusta, sotto tanti punti di vista.

Anche Bruno si era unito a noi: eravamo in tre. Abbiamo iniziato a studiare la lingua, abbiamo cercato i primi contatti in Italia. Ci siamo comprati una vecchia VW Polo gialla e siamo partiti. Avevamo un contatto vicino ad Arezzo e da lì abbiamo cercato casa, dopo alcune settimane l’abbiamo trovata nelle colline vicino ad un piccolo paese, Monte San Savino. Il prezzo era contenuto perché la casa era difficile da raggiungere, specialmente in macchina e toccava salire 15 minuti a piedi.

In questa casa sono rimasta dal 1985 fino al 1989, non come professoressa di tedesco come pensavo. Ho fatto tutti i tipi di lavoro, ho raccolto tabacco, uva, olive, un lavoro duro ma il pranzo ‘in famiglia’ dai contadini, proprietari della nostra casa e i nostri primi datori di lavoro, era insuperabile e un’ottima paga. Poi la sera c’erano spesso feste, la festa dell’Unità, si ballava – senza l’accoglienza di questa meravigliosa famiglia Rosadini sicuramente non ce l’avremmo fatta. Sabato e domenica facevo la barista in una grande discoteca, in settimana davo lezioni private di tedesco e inglese.

Ho conosciuto il prof. Vittorio Dini che mi ha dato lavori all’università del Magistero di Arezzo, ho tradotto e pubblicato in Germania i suoi libri sulla cultura agro-pastorale, sulla Madonna del Parto e sulle Antiche Madri. Ho continuato a scrivere per la TAZ e ho pubblicato, negli anni, tre libri miei sulla Toscana, e molti altri come traduttrice. Contemporaneamente, mi sono costruita il lavoro che ancora oggi eseguo: quello dell’operatrice turistica. Avevo iniziato ad affittare alcune case della Valdichiana a turisti di Berlino; poi sono diventata agente per un’agenzia svizzera di case vacanza e dal 2000 lavoro per una grande agenzia danese, sempre per case vacanza in Toscana e in Umbria.

Nel 1987 avevo aperto un mio ufficio ad Arezzo, nel centro storico. Ed è lì che ho trovato amiche, Daniela e Perdita, e lì ho anche conosciuto il mio futuro marito Fabio, era architetto del Comune di Arezzo. La storia è andata avanti e nel 1990 è nata nostra figlia Marlene. Nel 1993, sempre per una serie di casualità, trovammo la nostra casina ad Anghiari. Avevo 33 anni. Il primo luglio 1993 ci siamo trasferiti lì, con grande entusiasmo, ma in condizioni molto modeste. Dopo decenni di ristrutturazioni siamo riusciti a crearci la nostra casa perfetta. Vediamo il sole sorgere la mattina e tramontare la sera. Abbiamo un bel giardino, due gatti e anche il cane non manca.

Marlene è cresciuta qui. Ha avuto il privilegio di passare i primi anni nella scuola materna di San Lorenzo e poi è andata nella piccola scuola elementare di Tavernelle, che oggi è chiusa…  ambienti tranquilli e rassicuranti, con maestre impegnate e affettuose.

Amicizie nascevano, specialmente con alcuni abitanti del vicino Upacchi, dove tante giovani famiglie da tutt’Italia e dalla Germania stavano ristrutturando le loro case. Ad Anghiari poi trovavo tutto il necessario e ben presto ho smesso di andare regolarmente ‘in città’, ad Arezzo, per le varie commissioni.

E adesso veniamo al mio impegno con la Libera Università dell’Autobiografia. Nel 1994 ho conosciuto Saverio Tutino, il fondatore dell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve S. Stefano. Sapevo di lui che era famoso, l’ho visto una volta all’ufficio postale di Anghiari: ‘Mi scusi a me piacciono le storie di vita’. Siamo rimasti in contatto e poi nel 1999 ho fatto parte dei soci fondatori della LUA, ho fatto la prima riunione dell’assemblea con Saverio, Duccio Demetrio e Franco Talozzi!

La LUA mi tiene impegnata ancora oggi, come coordinatrice del Circolo di scrittura autobiografica a distanza. È un progetto basato sulla corrispondenza per lettera, inventato da me!  Sì, di questo sono orgogliosa! Siamo ad Anghiari un gruppo di corrispondenti – il numero varia di anno in anno – che ci incontriamo ogni martedì pomeriggio, per leggere le lettere con testi autobiografici che ci sono arrivate da tutt’Italia e anche dall’estero, rispondiamo a tutti. Questo lavoro mi arricchisce molto, ho imparato molto dalle vite degli altri, e poi ha fatto crescere legami veramente profondi con diverse persone, specialmente con Anna.

Nel passato ho cantato nella corale per alcuni anni, frequento la biblioteca, da sempre i concerti estivi della Southbank che sono un regalo immenso. Recentemente mi sembra che le proposte culturali siano diventate così tante che non è facile tenere il passo! Anghiari, ma anche Sansepolcro, sono come una calamita che attira persone volonterose e creative da tutto il mondo. Oltre agli anghiaresi che portano avanti le loro feste e tradizioni, sono nate molte altre attività: yoga, danza, gruppi che camminano, gare ciclistiche, pittura, lettura, musica, ceramica e teatro.

Cerco da sempre di promuovere il pensiero ecologico. Purtroppo, la coltivazione primaria nella valle è ancora il tabacco, una pianta nociva in sé, che consuma molta acqua, specialmente durante le estati torride, e impegna un gran uso di fitofarmaci che inquinano il suolo e le acque… la sensibilità ecologica non è di tutti, persino qui. Anghiari è l’unico Comune della Valtiberina che non ha voluto applicare nemmeno un regolamento dell’uso dei fitofarmaci … e l’incidenza di tumori nella valle è, purtroppo, altissima.

C’è stato un momento in cui pensavo di tornare in Germania, nonostante tutti questi anni in Italia è noioso sempre rimanere comunque ‘la tedesca’. Spesso mi manca la mia lingua, il cibo tedesco, l’affidabilità nei rapporti quotidiani, la puntualità, queste cose …. Ma poi mi sono resa conto che ormai la mia vita è qui! La bellezza che posso godere qui, in ogni momento del giorno, dell’anno, girando le stradine o passando le piazze, lo sguardo in ogni direzione… dal sorgere del sole al suo tramonto – a questa bellezza non vorrei più rinunciare. Mi piace anche camminare, scoprire a piedi i sentieri di San Francesco, e questi paesaggi bellissimi che mi circondano.

Ora sono alla soglia per affrontare la mia terza età e sono felice di poterlo fare qui. I tempi sono cambiati, il mondo è a rischio. Non ho più voglia di viaggiare, voglio vivere intensamente i vari momenti preziosi della mia vita quotidiana, con la mia piccola famiglia e cari amici vicini.

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Stefanie ha collaborato con la LUA, la Libera Università dell’Autobiografia, fin dalla sua fondazione nel 1999. Da allora, con Anna Noferi, ha coordinato il Circolo di scrittura autobiografica a distanza. Quest’anno, mentre ero ad Anghiari, ho frequentato i loro incontri settimanali durante i quali si leggono lettere scritte a mano. L’ho intervistata a Palazzo Testi, la nuova sede dell’università.

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Stefanie Risse

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