Vita ad Anghiari durante il Covid – Carlo Rossi


Questa è la seconda intervista a Carlo dopo quella del 2017 e si è svolta nell’appartamento dove stavo nel centro storico. Carlo continua a dipingere, ma negli ultimi 5-6 anni ha anche gestito, con una collega, il negozio Busatti a Sansepolcro.
È stato pesante, molto pesante, perché le notizie arrivavano dai mezzi di comunicazione e noi si vedeva cosa stava succedeva al nord, dove è iniziato a Milano, Bergamo. Alla prima espansione non sapevamo a cosa andavamo incontro, noi da qui vedevamo queste immagini con i camion con i morti. Da noi, la situazione era diversa perché viviamo all’interno della catena montagnosa dell’Appennino centrale. Il Covid ha colpito di più le città al nord e quelle più grandi come Roma e Napoli. Però le zone più protette sono rimaste quelle interne e più montagnose, logicamente, hanno meno abitanti. Però anche da noi è arrivato, non ricordo bene, nel ’20. Prima del primo lockdown si sentiva di una famiglia, stanno male, l’altra famiglia. Si stava a casa ad aspettare che la cosa finisca.
A me, personalmente, non è stato poi un così grande sacrificio stare in casa, forse anche perché abbiamo la fortuna, io e Armando, di avere un giardino molto, molto grande, dove possiamo muoverci anche se non si può andare fuori. Potevi stare a 200 metri da casa, fare una passeggiata intorno a casa, solo per portare a spasso il cane, per esempio. Noi abbiamo fatto il pranzo di Pasqua con una coperta, in giardino, davanti a Anghiari. Il pranzo di Pasqua, io Armando e Spillo. Meglio di così!
Il silenzio, soprattutto la sera, la sera perché… beh anche il giorno comunque, passavano le autoambulanze, c’era questo rumore ti faceva ricordare cosa stava succedendo. Per il resto, il cielo blu così pulito, non l’avevo mai visto, blu intenso. L’aria era migliore, la visibilità era migliorata, non c’era quella patina di sporco che viene con l’attività umana, le fabbriche tutte chiuse. Anche la natura ha ripreso un pochino in quel periodo.
Ad Anghiari tutti i negozi, i ristoranti, tutti chiusi. C’era soltanto aperto il negozio di alimentari e di frutta, e la farmacia. Quindi noi andavamo lì a fare la spesa con la mascherina, un po’ strano. Anche se noi si è un po’ esagerato con le precauzioni, si disinfettava tutto, le scatolette, e si metteva a posto. Però alla fine, in questo senso, qui del mangiare per me non è stato così tanto un problema. Noi abbiamo chiuso il negozio dove lavoro per più o meno 3 mesi, 3 volte, forse 4, non ricordo. Mentre tutto era chiuso si viveva con le sovvenzioni statali, per molti è stato difficile, specialmente se c’era un solo stipendio.
Ad Anghiari sono morte solo due o tre persone. Molti erano molto malati, in terapia intensiva, gli ospedali erano impreparati e non sapevano come agire finché non è arrivato il vaccino. Ma all’ospedale di Sansepolcro non c’è stata una situazione disastrosa come al nord.
Per me è stata una grossa mancanza non poter abbracciare le persone. Io sono abituato ad abbracciare amici, una persona che conosci; se incontri un amico l’abbracci, siamo più concreti che nelle grandi città. È stata forse una delle cose più faticose di non poter abbracciare neanche un fratello, un amico… ognuno ha la sua famiglia, la sua identità, è stata un po’ una mancanza. Ora, io sono ritornato come prima, io sono sempre quello. Ora, diciamo, è quasi tutto tornato normale.
La chiusura è stata strana perché Anghiari è un posto aperto, le persone sono molto amichevoli. Arrivando qua a casa tua ho incontrato la tua vicina, mi ha riconosciuto, è amica della mia mamma, una mia amica, sono tutte persone valide, in gamba, anche i giovani. Provo un grande amore per questo paese, vorrei che tutti provassero questo sentimento, così le cose andrebbero molto meglio.
Da due anni sta tornado un po’ anche le persone giovani, vengono ad abitare ad Anghiari vecchio. Prima c’erano finestre chiuse, anche in inverno, di varie età, non solo i vecchi, ritornano al paese. È stato il Covid a far svuotare un po’ le città e a riempire un po’ i centri in campagna. Molti, chi era a Milano e aveva la casa qui son venuti qui, non son rimasti a Milano. Un buon effetto del Covid: tanta gente ha ripreso a ricercare la natura, a fare la campagna, anche fuori di Roma, Milano si sono distaccati dalla città. Anche alcuni giovani che vengono da Anghiari stanno ritornando qui.
Voglio guardare al futuro in un modo migliore, speriamo.


Questa è la seconda intervista a Carlo dopo quella del 2017 e si è svolta nell’appartamento dove stavo nel centro storico. Carlo continua a dipingere, ma negli ultimi 5-6 anni ha anche gestito, con una collega, il negozio Busatti a Sansepolcro.
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Vita ad Anghiari durante il Covid – Carlo Rossi