Vita ad Anghiari durante il Covid – Paola Foni


Questa è la seconda intervista a Paola dopo quella del 2018 e si è svolta nell’appartamento dove stavo nel centro storico. Paola continua a fare la spazzina per le vie del paese.
Si sentivano queste notizie del Covid al telegiornale. C’era preoccupazione ma dato che Anghiari è una cittadina, qui non aveva ancora colpito. Poi l’11 marzo lo stato italiano ha dichiarato il lockdown, tutti in casa, mascherina, sanificazione, insomma tutto quello che competeva con l’arrivo di questa epidemia. E quindi solo i servizi essenziali restare aperti.
Io ho sempre lavorato perché io rientravo in quei servizi essenziali. Molti, chi era negli uffici è andato in smart working, hanno lavorato da casa, cioè tutto era chiuso. La cosa surreale è stata vedere i negozi chiusi e la gente che non c’era, un paese… si vedeva uno ogni tanto di quelli che abitavano qui, molto pochi. Da lì uno s’è capito che la cosa era grave. È difficile spiegare quello che faceva vedere la televisione, le città, ad Arezzo, tutti in casa, strade vuote, assenza di traffico, una cosa brutta. Quando andavamo a fare la spesa dovevi fare la fila, dovevi avere un foglio che diceva che avevi necessità di andarci.
Nelle residenze per anziani hanno chiuso tutto, i familiari potevano vedere l’anziano solo in video-chiamata. Molto, molto pesante per gli anziani dal punto di vista psicologico, affettivo. Mia figlia Fabiola lavora come fisioterapista in una residenza, a Pieve, ha detto che questi anziani persone hanno sofferto tanto la mancanza di un contatto, di una carezza, di un abbraccio.
Le cose che a me sono mancate di più di quel periodo durato fino al 4 di giugno sono state i sorrisi delle persone, gli abbracci. Sotto la mascherina, ci siamo parlati con gli occhi… e io, mi emoziona anche adesso. Quando, dopo parecchio, le cose si sono riaperte un po’, le persone si guardavano con sospetto, con paura, con paura. È stato terribile. Ora siamo quasi tornati alla normalità, ma per tanto tempo, quando io incontravo una persona, un amico, chiedevo: ‘ti posso abbracciare?’ Il primo abbraccio che io ho dato, che ci siamo scambiato con una persona dopo mesi io ho pianto. Naturalmente volevamo abbracciarci in famiglia è chiaro, con gli amici, ma non volevi esser causa di contagio. E quando lei mi ha detto: ‘sì’, era Loredana che fa le fotocopie in piazza, ‘sì, abbracciamoci’ a me è venuto da piangere, ho sentito che stavamo ritornando alla normalità, ho sentito l’altra persona… non so come spiegarti.
L’altra cosa che mi è mancata tanto era l’espresso del bar. Io sono abituata a metà mattina a fare una pausa, un caffè e una pasta, ma i bar hanno chiuso l’11 marzo e quindi portavo qualcosa da casa. Il sapore del bar, il profumo del caffè fatto al bar è diverso dalla moka che ho a casa. E quindi, quando per la prima volta ho visto Gennaro nel suo bar, un pochino prima della riapertura ufficiale, l’ho visto aperto sono andata là ho detto ‘Gennaro quanto mi è mancato il tuo caffè’, lui ha detto, ‘vieni qua’ e mi ha fatto il caffè gratis. È stato un momento di gioia.
Abbiamo ricominciato a riabbracciarci non appena hanno riaperto i negozi, molto più tardi più di un anno dopo, nel 2022… tutto il 2020, il ’21, sì dopo 2 anni. Qualcosa di strano è successo con il concetto di tempo, abbiamo perso i riferimenti, era il ’19, il ’20… Dal ’21 non ci sono stati più lockdown, ma dovevamo portare comunque le mascherine e c’erano molte restrizioni.
Ti sentivi solo. Nel mio lavoro di solito incontri tante persone, una parola, una risata. Ma allora c’era la sensazione di essere come quei quadri metafisici, con queste città vuote, dove non ci sono persone, ci sono solo gli edifici brutto. Vedere i ristoranti, i bar chiusi… la solitudine. In quei momenti ti accorgi dell’importanza del contatto umano, noi siamo esseri sociali, che ha bisogno dell’altro, di parlare, di confrontarsi, un saluto, anche di litigare a volte.
Fortunatamente, quasi tutti i negozi ad Anghiari sono sopravvissuti, alcuni con l’aiuto dello, ma a livello italiano per molti è stata una botta. Dall’anno scorso, qui ad Anghiari, c’è stata la voglia di tornare a stare insieme. Già dalla scorsa estate ci sono state iniziative, come il ritorno del mercato il mercoledì, ci sono i banchini in piazza che è molto affollata, la sera c’è musica. Più che altro la gente viene da Anghiari e dalla vallata di Sansepolcro. I primi due anni c’era la paura, un po’ non si poteva fare assembramenti, al ristorante avevi il distanziamento. Sono stati anni solitari, il ’20 e il ’21. Se tossivi o starnutivi ti guardavano tutti con sospetto, momenti da peste, da pestilenza! I turisti per 2 anni non sono venuti, non si poteva andare nel paese vicino o spostarsi da una provincia o da una regione all’altra. C’erano poche persone in giro, poi dopo 2 anni, abbiamo ricominciato.
Le scuole italiane sono state chiuse più a lungo che in tutta Europa, quindi per gli studenti, in particolar modo per quelli delle superiori è stato il periodo peggiore, gli è stato rubato 2 anni di vita, anni importanti per le amicizie, le relazioni. Quelli sono anni belli, che si ricorda per tutta la vita, dei primi amori, delle gite scolastiche, di una vita comunitaria.
Una cosa positiva di quel periodo è che ho ricominciato a dipingere. L’ho fatto dal nervoso: hanno imposto il vaccino per chi aveva un lavoro come me, ma io ero perplessa. Alla fine, ho dovuto capitolare e vaccinarmi. In questo periodo parecchio travagliato ho ripreso a dipingere, questi quadri di paesaggi, mi ha aiutato. Il colore va agli occhi e poi al cervello e mi fa stare serena. Quello che uno fa con le mani aiuta veramente tanto. Io lavoro anche con l’uncinetto, ricamo, sono attività che mi fanno stare bene. la sera ascolto la televisione faccio i miei lavori, devo sempre avere qualcosa da fare.
Queste attività mi hanno dato l’idea per un progetto quando andrò in pensione l’anno prossimo. La chiamerò ‘Paola Ape Art’. Io lavoro con un’Ape, piace ai bambini, anche a mio nipote Leonardo. Quando viene il sabato mattina facciamo colazione insieme vuole sempre fare un giro sull’Ape. Sapevo che non era giusto però a un nipote non si può resistere! Per questo ho avuto un problema con il Comune. Adesso ho comprato un’Ape per conto mio, Leonardo è già montato. Quando andrò in pensione il mio progetto è venire in Anghiari centro, piazzarmi in un posto caratteristico, dimostrare la mia manualità e come si può lavorare con le mani e forse anche vendere i miei manufatti.


Questa è la seconda intervista a Paola dopo quella del 2018 e si è svolta nell’appartamento dove stavo nel centro storico. Paola continua a fare la spazzina per le vie del paese.
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Vita ad Anghiari durante il Covid – Paola Foni